Mario Borghezio condannato a risarcire Cécile Kyenge con 50 mila euro

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È arrivata la sentenza per  l’europarlamentare della Lega Nord Mario Borghezio che è stato condannato per diffamazione aggravata dalla finalità di odio razziale. Borghezio dovrà quindi pagare una multa di mille euro, ma il Tribunale di Milano ha inoltre stabilito che dovrà anche risarcire l’ex esponente del governo Letta con 50mila euro, oltre a dover pagare le spese legali.

Le frasi incriminate

L’europarlamentare aveva affermato che l’ex ministra dell’Integrazione Cécile Kyenge voleva “portare le sue tradizioni tribali in Italia” e che “gli africani appartengono a un’etnia molto diversa dalla nostra”. A fine aprile del 2013 l’esponente del Carroccio parlando a La Zanzara aveva detto anche che “Kyenge fa il medico, le abbiamo dato un posto in una Asl che è stato tolto a qualche medico italiano“, specificando che noi italiani “non siamo congolesi, abbiamo un diritto millenario”. “Non ho mai sostenuto la supremazia dell’etnia europea – aveva poi spiegato l’europarlamentare, difeso dall’avvocato Guido Anetrini in aula lo scorso 6 aprile – la mia era una critica al governo e ne ha fatto le spese la Kyenge in quanto punto debole di quel governo”.

E’ un “risarcimento di eccezionale importo” che lo “costringerebbe a vender casa”, si legge in un comunicato firmato dall’esponente leghista. “Se i ‘garantisti’ del Pd pensano di tapparmi la bocca in questo modo, sbagliano – aggiunge – d’ora in poi, occhio per occhio…”. Il pm Piero Basilone aveva sottolineato nella requisitoria che Borghezio “era perfettamente a conoscenza della portata discriminatoria” contenuta nella sua telefonata. Il senso complessivo delle sue frasi, ha aggiunto il magistrato, “è che l’ex ministro Cecile Kyenge fosse inadeguata a fare il ministro” per le sue origini congolesi, e la sua finalità era di “attirare adesioni a quelle idee”.

Le richieste

L’avvocato dell’ex ministra aveva chiesto un risarcimento di 140mila. Giovedì il collegio ha riqualificato il reato contestato da ‘propaganda di idee fondate sull’odio razziale’ in ‘diffamazione aggravata dalla finalità di odio razziale’ e ha concesso le attenuanti generiche. Lo scorso ottobre, tra l’altro, il Parlamento Ue aveva tolto l’immunità a Borghezio.

Anche Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato, a luglio 2013 aveva paragonato l’allora ministra a “un orango“. A settembre 2015 il Senato aveva votato contro l’autorizzazione a procedere nei confronti del senatore leghista per istigazione all’odio razziale, in quanto coperta dal primo comma dell’articolo 68 della Costituzione. Il comma recita che “i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”. Un voto che Kyenge aveva commentato ribadendo che si trattava di “un caso di razzismo”.

La difesa di Borghezio

Da parte sua, Borghezio si è difeso dicendo di non avere «mai sostenuto la supremazia dell’etnia europea. La mia era una critica al governo e ne ha fatto le spese la Kyenge in quanto punto debole di quel governo». Senza rinnegare le sue idee, poi aveva ribadito: «Sono convinto che il Padreterno ci abbia fatti diversi, ma non credo nella sopraffazione etnica. Nel mio contesto difendo le mie scelte e i miei valori. Ma non attacco le persone per il loro colore».


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