Mamma dona il fegato alla figlia, l’intervento all’ospedale Niguarda

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La figlia Barbara ha una grave insufficienza epatica, la madre gli dona parte del suo fegato. L’amore che supera ogni confine.

«Senza Barbara io non potrei vivere», ha detto prima dell’operazione la signora Benedetta Visconti ai medici dell’ospedale Niguarda di Milano.

La donna ha 60 anni, tabaccheria di famiglia a Legnano. Il 9 maggio scorso ha donato il 60 per cento del suo fegato alla figlia di 37 anni.

Per la prima volta in Italia un ospedale raggiunge i cento trapianti di fegato da vivente. Il primo intervento è stato il 16 marzo 2001: allora un figlio 32enne donò il fegato al padre sessantenne.

Intervento al Niguarda

Quattro ore di sala operatoria per mamma Benedetta, otto ore per la figlia Barbara. I medici hanno studiato la compatibilità dell’organo sotto tutti i punti di vista,  sia genetico sia anatomico. Barbara adesso guarda con ottimismo al futuro.

Procedura complessa

Il trapianto di fegato è un intervento chirurgico complesso e rischioso: sostituire il fegato, infatti, significa togliere l’organo ammalato conservandone i vasi sanguigni per poterli “cucire” (suturare) a quelli del fegato proveniente dal donatore.

Tutto ciò nel tempo più breve possibile, al fine di ridurre i.danni procurati all’organo dall’assenza prolungata di sangue. Per motivi organizzativi, nella maggior parte dei casi l’intervento inizia la mattina molto presto.

Le fasi operatorie

La durata dell’intervento è molto variabile (da un minimo di 4 ore a un massimo di 14 ore), cui vanno aggiunti i tempi anestesiologici, circa due ore in totale . Le fasi del trapianto sono essenzialmente tre: l’epatectomia (cioè la rimozione del fegato malato); il confezionamento delle anastomosi (cioè l’unione mediante suture tra i vasi del fegato del donatore e quelli del ricevente); infine la rivascolarizzazione del “nuovo” fegato (cioè la ripresa della normale irrorazione sanguigna che permette al fegato donato di ricominciare a funzionare).


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