La Svizzera dice addio definitivamente al nucleare entro il 2050

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La Svizzera ha scelto di abbandonare gradualmente ma definitivamente il nucleare e lo ha fatto con un referendum. Con il 58.2% dei voti e punte del 73.5% a Vaud, 72,5% a Ginevra, 69.6% a Neuchâtel e 63.4% a Basilea Città e Vallese, la Svizzera ha detto Sì al referendum sulla Legge federale del 30.09.2016 sull’energia (Lene) e secondo il Partito ecologista svizzero (I Verdi, Grüne, Les Verts), «il sì alla Strategia energetica 2050 è un sì all’uscita dal nucleare e una svolta energetica». Una decisione presa e meditata, all’indomani della catastrofe nucleare di Fukushima del marzo 2011.

I prossimi passi

Inizialmente la Ministra dell’ambiente, Doris Leuthard, si era posta l’obbiettivo di chiudere le 4 centrali elvetiche entro il 2029. Poi, in mancanza di una strategia alternativa efficace per un Paese comunque energivoro come la Confeferazione, l’obbiettivo è stato spostato di una ventina d’anni. Nel frattempo sono state fissate delle tappe, la prima delle quali prevede di accrescere, a 11400 gigawatts, la produzione di energie verdi. Ovvero eolico e solare. Si prevede, quindi, di ridurre del 43% il consumo energetico della popolazione.

“Una trappola che costerà cara agli svizzeri”, ha denunciato l’Unione democratica di Centro, principale forza politica elvetica, la stessa che ha lanciato il referendum, quantificando in 3000 euro l’anno, per famiglia, il sogno ecologico della ministra Leuthard. La quale ha come auto di servizio una Tesla e, in questo senso, ha già dato un segnale agli elettori.

Rivoluzionare il parco auto

Per risparmiare energia, infatti, si punta, anche su di un parco auto più “pulito” di quello attuale, ricco di vetture di grossa cilindrata. C’è, inoltre, un piano per rendere più performanti, dal punto di vista dei risparmi di energia, buona parte degli stabili. Fatto sta che, anche se non sono accorsi in massa a votare, visto che si è recato alle urne solo il 42,3% degli aventi diritto, gli svizzeri hanno detto che l’era dell’atomo è al capolinea.

Secondo la presidente dei Verdi svizzeri, Regula Rytz «senza la locomotiva verde, non si può condurre una politica energetica e ambientale degna di questo nome. Si tratta di una cocente sconfitta per i nostalgici del nucleare e gli assetati di petrolio e di un segnale essenziale per la protezione climatica».

Strada ancora lunga

Il partito ecologista svizzero evidenzia che “la strada per l’uscita dal nucleare è ancora lunga ed è quindi fondamentale rafforzare gli standard di sicurezza nelle centrali e per il trattamento e stoccaggio dei rifiuti radioattivi. Infine i Verdi si batteranno contro le obsolete energie e le sovvenzioni, reclamate a gran voce da alcuni ambienti che vorrebbero continuare a mantenere in vita le centrali nucleari in Svizzera. Bisognerà implementare una Strategia energetica ecologica”.

Anche il Partito Socialista svizzero è molto soddisfatto dall’esito del referendum  che «dimostra l’attenzione e la coscienza della popolazione per la tutela dell’ambiente e del territorio. Un chiaro risultato, espresso dal popolo, che mostra anche il rifiuto delle campagne politiche propagandistiche e menzognere».

Nicola Schoenenberger, co-coordinatore I Verdi del Ticino, è convinto che la battaglia per l’energia sostenibile in Svizzera non sia affatto finita: ” Non possiamo ignorare il fatto che prima o poi le ormai vecchie centrali concluderanno il loro ciclo di vita e non saranno ricostruite perché mancano gli investitori e il consenso politico. Allora dovremo avere valide alternative, già funzionanti. Arrivare al 2050 senza aver costruito, negli anni, un nuovo sistema di approvvigionamento è impensabile”.

Gli oppositori alla strategia energetica si dicono contrari proprio alla costruzione, pianificata, di questo sistema alternativo di approvvigionamento. Ma non propongono misure diverse da quelle elaborate dal Consiglio Federale: si direbbe ignorino il fatto che dal nucleare, che lo si voglia o meno, saremo costretti ad uscire.


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