Saviano al “Salone del libro”, parole in memoria di Giovanni Falcone

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Ieri un ospite a sorpresa al Salone Internazionale del libro di Torino. Roberto Saviano si è presentato allo stand Feltrinelli, suo editore, per firmare le copie del suo ultimo lavoro “La paranza dei bambini”.

Lo scrittore ha parlato dell’evento definendolo «una vera festa in cui torno ogni anno, con un piacere immenso. Vedere qui tanta gente, tanti uomini che decidono di prendersi del tempo per leggere un libro, è fantastico. Leggere un libro come il mio o un altro sulla mafia, per esempio, richiede ben più tempo, riflessione di un video, un film, una fiction. È un valore aggiunto».

L’autore di “Gomorra” racconta come la lettura possa essere fonte di cambiamento, e spiega come lo stravolgimento della sua vita non è stato provocato direttamente dalle parole della sua opera non fiction, ma dal grande impatto sociale che queste hanno avuto, dritte verso lo spirito e la coscienza dei lettori. Questo è ciò che ha spaventato i camorristi e ha fatto innescare le minacce.

In memoria di Falcone

Il 23 maggio sarà l’anniversario della strage di Capaci, e così Saviano parla di Falcone, ricordando le grandi opere compiute dal giudice ma, soprattutto, dell’invidia che scatenò. «Chi non era al suo livello lo invidiava, lo odiava, fino ad arrivare alla diffamazione».

Dopo il fallito attentato sotto casa sua, con l’ordigno che fece cilecca, tutto il paese insinuò che quello fu uno stratagemma organizzato dallo stesso Falcone, per fare carriera. Le accuse continuarono e lo ferirono profondamente, fino a quando sbottò con la celebre frase «In questo paese bisogna essere ammazzati per essere credibili».

«Se qualcuno mette una bomba sotto causa tua e questa non esplode. È colpa tua che non sei morto» continua Saviano.

«I sentimenti negativi che nutriva tutto il paese verso Falcone, spinsero la Mafia a compiere un attentato plateale come quello di Capaci, senza temere l’eco internazionale che avrebbe prodotto. Il giudice era malvisto da molti, dopo il breve e inevitabile scalpore, tutto sarebbe tornato come prima. O almeno così credevano. L’Italia passò dall’odio e la bile all’amore e al rimpianto».

Saviano conclude sostenendo che «Il ricordo di Falcone è stata un’anomalia mediatica, che ha permesso una svolta del Paese. Sapevano di morire – aggiunge lo scrittore – ma sapevano anche di non poter fare marcia indietro. Se si fossero sottratti alla morte, il loro impegno sarebbe stato vano».

Per lo scrittore tutto questo si combatte con la consapevolezza, con la potenza della scrittura, del ragionamento. «In un mondo di non lettori ci dobbiamo aspettare rabbia, bile. Ma nessun cambiamento – conclude – occuparsi di queste tematiche, leggere, studiare, invece, permette di cambiare le cose».


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