TottiDay, commozione e lacrime: la lettera ai tifosi

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Lacrime, applausi, emozioni. L’ultima bandiera del nostro calcio lascia la Serie A. Francesco Totti dice addio alla Roma dopo 25 anni. Tutti gli appassionati di calcio piangono, davanti ad una passerella, una cerimonia, indimenticabile. Il capitano è rientrato in campo, a fine partita, per l’addio alla maglia giallo-rossa. Il tempo ha smesso di scorrere, tutto si è fermato in un’atmosfera di commovente tristezza. Nessun tifoso ha abbandonato lo stadio. L’Olimpico mostra striscioni d’affetto, applaude più che può, fino a farsi male.

Totti abbraccia in campo i suoi figli e sua moglie. Florenzi e De Rossi scoppiano a piangere. L’atmosfera è da brividi. Dagli spalti si legge: “Si dica che ho vissuto ai tempi di Totti”, “Totti ottavo re di Roma”, “C’è solo un capitano”, “Totti è la Roma”. Un affetto indescrivibile, lacrime a fiumi. A un certo punto anche Totti non trattiene l’emozione e gli occhi lucidi iniziano a sgorgare lacrime. Un’umanità che Totti non aveva mai dimostrato ai più. Introverso e fiero, Francesco, dopo aver salutato tutto lo stadio, legge la sua lettera d’addio. Parole a cui non siamo abituati, sentimenti che non aveva mai lasciato trasparire.

Totti prende in mano la lettera e premette: “Ci siamo, è arrivato il momento. Purtroppo è arrivato, speravo non arrivasse mai. Questi giorni ho letto tantissime cose su di me, ho pianto sempre, tutti i giorni, da solo, come un matto. Venticinque anni non si dimenticano così, con voi dietro le spalle, che mi avete spinto nel bene e nel male, anche nei momenti difficili. Per questo voglio ringraziarvi tutti quanti, qua, anche se non è facile. Lo sapete che non sono di tante parole, però le penso. In questi giorni, con mia moglie ci siamo messi a tavolino e le ho raccontato un po’ di cose, un po’ di anni vissuti con questa maglia, questa unica maglia. Provo a leggere ciò che ho scritto… Se non finisco, la finirà mia figlia Chanel, che non vede l’ora”.

La lettera ai tifosi

Poi si prende di coraggio e con gli occhi lucidi inizia: “Grazie Roma, grazie a mamma e papà, grazie a mio fratello, parenti, amici e a mia moglie e i miei figli. Ho voluto iniziare dalla fine, dai saluti, perché non so se riuscirò a leggere queste righe. È impossibile raccontare tutto in poche frasi, mi piacerebbe con una canzone o una poesia, ma io non sono capace. Ho cercato di esprimermi con i piedi, con i quali mi viene tutto più semplice. A proposito, sapete qual era il mio giocattolo preferito da bambino? Il pallone. Lo è ancora, ma a un certo punto si diventa grandi, così mi hanno detto che il tempo avrà deciso.

“Maledetto tempo. È lo stesso tempo che quel giugno 2001 avrei voluto passasse in fretta. Non vedevamo l’ora di sentire l’arbitro fischiare tre volte, mi vengono ancora i brividi al solo pensarci. Oggi il tempo mi ha bussato alla mia spalla, dicendo ‘è ora di crescere, di diventare grandi, levati pantaloncini e gli scarpini’. Mi sono chiesto in questi mesi perché mi stiano svegliando da questo sogno. Avete presente quando da bambini state sognando qualcosa di bello e vostra mamma vi sveglia e provate a riaddormentarvi per riprendere il filo del sogno? Stavolta non era un sogno, ma la realtà”.

“Ora viene la parte più difficile”, poi prosegue: “Io voglio dedicare questa lettera a tutti voi, ai bambini che hanno tifato per me, a quelli di ieri che sono cresciuti e diventati padri e quelli di oggi che magari gridano ancora “Totti gol”. Mi piace pensare che la mia carriera diventi per voi una favola da raccontare. Ora è finita veramente, mi levo la maglia per l’ultima volta, la piego per bene, anche se non sono pronto a dire basta e forse non lo sarò mai. Scusatemi se in questo periodo non ho rilasciato interviste e chiarito i miei pensieri, ma spegnere la luce non è facile. Adesso ho paura. Non è la stessa cosa che si prova davanti alla porta per un rigore. Concedetemi un po’ di paura. Stavolta sono io che ho bisogno di voi e del vostro calore. Quello che mi avete sempre dimostrato”.

Francesco scoppia a piangere, lo stadio inizia ad acclamarlo, a consolarlo. È un abbraccio che gli si stringe attorno. Il capitano si asciuga le lacrime e continua: “Con il vostro affetto riuscirò a voltare pagina. Grazie ai compagni di squadra, tecnici, presidenti e tutti quelli che hanno lavorato accanto a me. Grazie ai tifosi, alla curva sud, un riferimento per noi romani e romanisti. Nascere romani e romanisti è un privilegio, fare il capitano di questa squadra è stato un onore. Siete e sarete sempre nella mia vita. Smetterò di emozionarvi con i piedi, ma il mio cuore sarà sempre lì con voi”.

Ancora una pausa, poi conclude: “Ora scendo le scale, dentro a quello spogliatoio che mi ha accolto che ero bambino e lascio adesso da uomo. Sono orgoglioso e felice di avervi dato 28 anni di amore. Vi amo”.

Ciao Francesco, senza di te non sarà più lo stesso.


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