Ilva si temono fino a seimila esuberi: insorgono i sindacati

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L’annuncio è stato dato dal ministro dello Sviluppo Carlo Calenda e si apre un futuro incento per i lavoratore dell’Ilva. Calenda, insieme ai tre commissari straordinari dell’Ilva (Gnudi, Laghi e Carruba) parlano apertamente di circa seimila esuberi: ed è il caos. Nel caso in cui la proposta di acquisto risultata vincente, che sia quella presentata da AminvestCo (ArcelorMittal-Marcegaglia-Intesa Sanpaolo), oppure quella della cordata Acciaitalia (Jindal-Cdp-Del Vecchio-Arvedi) si prevede un numero molto alto di esuberi: 4800 la prima, addirittura 6400 la seconda.

I sindacati: inaccettabile

L’ipotesi è stata subito rigettata dai sindacati come inaccettabile. Sulle gradinate del ministero i sindacati hanno aperto il fronte, nel tentativo di far modificare i numeri, tanto più pesanti se si pensa che il gruppo Ilva lavora a scartamento ridotto e con 4.100 dipendenti in cassa integrazione (3mila 300 fra Taranto e Marghera e 800 tra Genova e Novi). Secondo quanto riferito dai sindacati, il piano ArcelorMittal e Marcegaglia prevede 4mila 800 esuberi da subito per poi salire a 5mila 800 nel 2023.

Nel 2024, quando si ipotizza che siano terminate le bonifiche ambientali ed il gruppo sia stato completamente ristrutturato, AminvestCo porterebbe il numero degli occupati a quota 8480 mentre i concorrenti arriverebbero a 10812 e forse anche oltre, a patto che il costo del lavoro resto stabile. Anche questa voce del resto presenta differenze notevoli e spiega in larga parte numeri tanti distanti tra loro: per AcciaItalia infatti il costo per dipendente sarebbe di 42 mila euro l’anno contro i 50 mila dei concorrenti.

I numeri

 

Il piano ArcelorMittal-Marcegaglia intende riportare la produzione entro il 2024 a 9,5 milioni di tonnellate di acciaio (di cui 8 prodotte direttamente), dagli attuali 5,7, ed il fatturato dagli attuali 2,2 a 4 miliardi di euro (con 440 milioni di margine), mantenendo il ciclo produttivo attuale e sostenendo la produzione anche con l’utilizzo di semilavorati e ripristinando l’area a caldo di Taranto, cokerie e gli altiforni 1, 2, 4 fino al completamento del piano ambientale e la successiva riattivazione di Afo5.

Gli investimenti sia sul fronte tecnico che ambientale (parchi minerari in primis) sono pari a 2,4 miliardi di euro e prevedono interventi anche Genova e Novi.

 

I sindacati torneranno al Mise giovedì 1° giugno per un nuovo faccia a faccia, con l’obiettivo di ridiscutere questi aspetti. Difficile, al momento, che possa rientrare in gioco l’offerta di Acciaitalia, anche se Sajjan Jindal ha incontrato il Calenda per tentare un rilancio sul prezzo dell’offerta per l’Ilva. Secondo le indiscrezioni avrebbe offerto 600 milioni in più per portare il prezzo d’acquisto offerto agli 1,8 miliardi di euro: lo stesso offerto dai concorrenti.

 


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