L’ex miss accusata per stalking, condannata a tre anni di carcere

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Rosaria Aprea, Miss Coraggio alle finali di Miss Italia 2014, è stata condannata a 3 anni di carcere per stalking dopo aver violato il divieto di avvicinamento all’ex fidanzato Pasquale Russo.
L’ex miss era diventata il simbolo della lotta contro la violenza alle donne dopo aver subito pesanti lesioni dal compagno dell’epoca Antonio Caliendo, che con un calcio le aveva spappolato la milza. Con grande tenacia era tornata sulle passerelle, conquistando la fascia di miss Eleganza 2016.
Aprea è stata arrestata insieme a Jeanette Boutria, 28 anni di Portico, 2 anni e 4 mesi e Marianna Bifone, 26 anni, ritenuta l’altra complice: per lei 18 mesi.

Le accuse

Per l’accusa la miss si sarebbe recata, la sera della scorsa vigilia di Natale, con un’amica a casa del padre dell’ex fidanzato Pasquale Russo, dal quale ha avuto un figlio, minacciandolo e violando una precedente ordinanza giudiziaria che le vietava di avvicinarsi ai luoghi frequentati dall’uomo. L’Aprea però non ci sta e tramite il suo avvocato civilista Carmen Posillipo si difende dalle contestazioni.
Anche Russo però ha presentato denuncia, e dalle sue dichiarazioni sono partite le indagini di Procura e Carabinieri che hanno portato in pochi giorni il Gip ad aggravare a carico di Aprea la precedente misura del divieto di avvicinamento disponendo gli arresti domiciliari.

La difesa

Il legale della miss risponde alle accuse sostenendo che «tra Rosaria e Russo era in corso fino a pochi mesi una causa relativa all’affidamento del figlio di tre anni. Nel settembre scorso il tribunale civile di Santa Maria Capua Vetere ha emesso un’ordinanza che concedeva l’affidamento privilegiato del bimbo a Rosaria, consentendo a Russo di vedere il figlio in giorni prestabiliti; inoltre, proprio in virtù dell’ordinanza che vietava a Rosaria di avvicinarsi ai luoghi frequentati dall’ex, il collegio aveva disposto che lo scambio del bimbo avvenisse tramite i nonni. La sera del 24 dicembre scorso Rosaria è così andata a casa del papà di Russo per riprendersi il piccolo, ma non gli è stato consegnato. Poi è sceso Russo e ha aggredito la mia assistita, che ha chiamato i carabinieri e ha presentato denuncia».


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