Vaccino contro il tumore al seno: dal 2018 inizia la sperimentazione

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La speranza di arrivare ad un vaccino contro il tumore al seno sembra concretizzarsi. Partirà infatti nel 2018 la sperimentazione avanzata di fase III, di uno studio clinico mondiale a cui verranno sottoposte 350 pazienti, con l’obiettivo di fornire risultati definitivi su un vaccino contro il tumore al seno.

Si tratta di una di quelle ricerche scientifiche che fanno sperare milioni di malati e su cui gli scienziati stanno lavorando senza sosta da decenni.

La sperimentazione a Napoli

I risultati preliminari sono stati già presentati a Chigago nell’ambito del Congresso ASCO (American Society of Clinical Oncology) e discussi da un ristretto numero di esperti mondiali, fra cui il professor Michelino De Laurentiis della Fondazione Pascale di Napoli, che è per altro l’unica struttura oncologica italiana a prendere parte allo studio.

Il vaccino sarà somministrato a donne colpite da tumore “triplo-negativo”, una forma che viene osservata principalmente in giovane età, subito dopo l’intervento chirurgico al seno.

L’obiettivo è proporre una terapia adiuvante, con lo scopo di aumentare i tassi di guarigione di questo sottotipo di tumore mammario ad alta aggressività. Il ruolo della struttura napoletana nello sviluppo del vaccino sarà primario.

I test preliminari

Già a gennaio scorso i ricercatori del Moffitt Cancer Center sono partiti con la sperimentazione di un vaccino in grado di aiutare il sistema immunitario di un malato di cancro a sviluppare anticorpi in grado di aggredire la proteina HER2 presente nelle cellule tumorali.

Alle donne è stata iniettata una dose di vaccino in tre diversi modi: direttamente sul cancro, su un linfonodo o in entrambe le zone. Il ciclo di 6 settimane con una iniezione a settimana prevedeva la somministrazione di dosi personalizzate di vaccino sperimentale.
I risultati sono stati più che positivi.

Il vaccino infatti è risultato essere “a bassa tossicità” e non ha provocato particolari reazioni allergiche ai pazienti. Alcuni hanno soltanto registrato brividi e dolori di affaticamento. Alla fine, nell’80% dei casi la risposta immunitaria è stata positiva. “Inoltre 13 pazienti – conclude l’Ansa – hanno raggiunto una risposta completa, ovvero l’assenza di malattia rilevabile all’interno di campioni chirurgici dopo la resezione”.


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