Di chi è lo spazio tra i sedili dell’aereo, la scomodità va… l’asta

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È uno spazio piccolissimo, ma ambitissimo. E’ la distanza tra i sedili degli aerei. Dieci centimetri circa, spesso contesi. Ma a chi appartengono? A chi siede davanti o a chi siede dietro?

Di solito si pensa che sia territorio della persona seduta di fronte. Quel passeggero ha pagato per un sedile reclinabile e dovrebbe quindi avere diritto ad occupare lo spazio che c’è dietro.

Se rimane in posizione verticale, concedendo quei centimetri extra alla persona seduta dietro, è perché ha la consapevolezza di poter comunque oltrepassare il confine quando vuole.

Spesso il passeggero che è schiacciato dietro ingaggia una forma di battaglia, magari puntando le ginocchia contro lo schienale del sedile di fronte, per assicurasi che per l’espansione si paghi il prezzo della scomodità.

I litigi si potrebbero prevenire se questi dieci centimetri fossero messi all’asta? Questo è stato il punto di partenza di un esperimento condotto da due professori di legge americani.

Confronto delle cifre

Hanno provato a monetizzare l’esperienza: confrontare la cifra che il passeggero di fronte è disposto a pagare per il diritto di reclinare il sedile con quanto il passeggero seduto dietro è disposto a spendere per evitare che questo succeda.

In un sondaggio online i ricercatori hanno chiesto alle persone di immaginare di imbarcarsi su un volo di sei ore da New York a Los Angeles.

Ai partecipanti è stato spiegato che la compagnia aveva adottato una nuova politica che permetteva ai passeggeri di pagare una tariffa affinché coloro seduti davanti non reclinassero il loro sedile.

È risultato che chi sedeva davanti voleva 41 dollari per restare in posizione verticale, mentre quelli seduti dietro erano disposti a pagare una media di 18 dollari.

La proprietà dei dieci centimetri veniva ceduta solo nel 21%  dei casi. Quindi si pensa che quello spazio sia della persona di fronte.


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