Una macchina del tempo per rivivere la Venezia del passato

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«Venezia. Esiste una città più ammirata, più celebrata, più cantata dai poeti, più desiderata dagli innamorati, più visitata e più illustre? Venezia. Esiste un nome nelle lingue umane che abbia fatto sognare più di questo?».

Così il celebre scrittore-giornalista Guy de Maupassant scriveva di Venezia. Oggi anche Frédéric Kaplan, docente di umanesimo digitale al politecnico di Losanna, spiega come grazie ad algoritmi di apprendimento automatico si potrà creare un enorme grafo con tutte le connessioni tra uomini, luoghi e cose “dell’Atlantide mascherata”.

L’idea

«L’idea è nata da una mia visita all’Archivio di Santa Maria Gloriosa dei Frari: quegli 80 chilometri di documenti sui cittadini, gli scambi commerciali, i processi, le negoziazioni, i matrimoni mi sono sembrati un’occasione preziosa per estrarre con gli strumenti dell’informatica nuove forme di conoscenza storica. Venezia è la città ideale: per la grande mole di commerci, scrupolosamente registrati, e l’ottima organizzazione amministrativa, che ci ha tramandato dati su abitanti, botteghe, edifici, vie e canali»

Una volta trasformati i documenti in testi leggibili dai motori di ricerca, Kaplan e colleghi, grazie ad algoritmi di apprendimento automatico, collegheranno tra loro i testi e le immagini che – in fonti diverse – si riferiscono a una stessa persona, luogo o evento.

Risultato: un enorme grafo con tutte le connessioni tra uomini, luoghi e cose. «Ad esempio per un pittore posso localizzare sulla mappa la sua bottega. E, come in un “Facebook dell’antichità”, scoprire chi erano i suoi vicini e dove vivevano i suoi parenti, sapere cosa è successo nella sua via – intrighi compresi – e tutto ciò che gli storici sono costretti a ignorare per limiti di tempo e risorse.
Gli automatismi e la velocità dei big data superano questi vincoli» sottolinea Kaplan. «E così possiamo conoscere le vicende dei veneziani comuni: studiare la Storia “dal basso”, invece di occuparci soltanto dei condottieri, dei sovrani e dei potenti».

Un aiuto per gli epidemologi

«Prendiamo la peste del 1630: ad oggi gli storici avevano consultato dati su non più di tre giorni di epidemia. Venice Time Machine invece ha già raccolto dati su tre interi anni di peste» osserva Di Lenardo.

«Questo ci dice chi erano e dove si trovavano le vittime, e darci dati di grande interesse anche per gli epidemiologi di oggi». Il viaggio nel tempo non si fermerà alla Serenissima: «Poi toccherà a Parigi e Amsterdam. E il 30 giugno si terrà proprio a Venezia la prima riunione del consorzio Time Machine Europa con 200 istituzioni dei 27 Paesi dell’Unione» spiega Kaplan.

«Abbiamo superato la prima fase di selezione del progetto europeo Fet Flagship, che assegnerà un miliardo di euro nel 2018. Il Time Machine Europa è l’unico progetto che sposa tecnologia e cultura».


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