Spending review, recuperati 30 miliardi dal 2014

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Buone notizie sul fronte della spending review quanto emerge dalla relazione annuale presentata in Parlamento da Yoram Gutgeld, commissario straordinario del Governo per la razionalizzazione e revisione della spesa.

Le rilevazioni

Nel 2017 i capitoli di spesa eliminati o ridotti nel periodo 2014-2017 ammontano a circa 30 miliardi di euro annuali: al netto del costo del personale la riduzione rappresenta il 18% della spesa corrente.

“In questi anni – ha precisato – “la modalità degli acquisti è modificata in modo radicale con un cambiamento che io non credevo possibile” aggiungendo che la centrale degli acquisti della Pa la “Consip in questi due anni ha fatto passo avanti molto importanti”.

“Il ruolo di Consip come centrale d’acquisto nazionale della pubblica amministrazione è stato notevolmente ampliato nel triennio 2015/2016″ con risultati sia sulla spesa presidiata sia sul valore delle gare bandite che nel 2016 è stato di 17,3 miliardi, il 28% in più rispetto al 2014” ha detto Gutgeld.

Risparmio di 3,5 miliardi

“Il risparmio  è stato di 3,5 miliardi nel 2016, il 13% in più rispetto al 2014”. “Ci vuole tempo per cambiare i processi, le organizzazioni, i meccanismi operativi e siccome questa legislatura va verso la chiusura mi permetto di lanciare un appello alle forze politiche, ai partiti al governo che verrà di non mollare la presa” sulla spending review.

Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, aprendo il suo intervento ha dichiarato: “Mi auguro che dopo la presentazione della relazione sulla spending review di leggere un po’ meno sulla stampa che in Italia la spending o non si è fatta o si è fatta male. Qualcuno continuerà a dirlo, ma qualcuno ci penserà due volte”.

“Il messaggio che viene è che esistono sprechi nella Pa ma farla facile è uno sport abbastanza diffuso”.

L’appello di Gutgeld

“Il risanamento dei conti pubblici, con la riduzione dell’indebitamento netto passata dal 3% del Pil nel 2013 al 2,4% nel 2016; la riduzione della pressione fiscale passata dal 43,6% nel 2013 al 42,3% nel 2016 (al netto degli 80 euro); il finanziamento dei servizi pubblici essenziali che rappresentano la maggioranza delle risorse re-impiegate: le prestazioni previdenziali e assistenziali (12,7% miliardi), la sanità (3,7% miliardi), la spesa per migranti (3,4 miliardi), la scuola (3 miliardi) e la sicurezza (1 miliardo)”.
«Mi permetto di lanciare un appello alle forze politiche e al Governo che verrà, di non mollare la presa», ha detto Gutgeld, concludendo la relazione e osservando che «ci vuole tempo per tagliare, per cambiare le organizzazioni, per cambiare i meccanismi operativi».


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