Strage Brescia, Maggi non andrà in carcere, Tramonte prova a scappare

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Dopo la condanna in Cassazione per la strage di Brescia a carico di Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, quest’ultimo ha tentato la fuga all’estero.

Il suo telefonino risultava perennemente staccato (e presumibilmente in Italia, almeno stando al messaggio automatico del gestore telefonico) l’hanno trovato. Ma lui era fuggito all’estero, una fuga breve,  su indicazione degli uomini del Ros di Brescia l’Interpol l’ha fermato a Fatima, in Portogallo.

Tramonte andrà in carcere

Maurizio Tramonte sarà l’unico ad andare in carcere per la strage di piazza Loggia. Infiltrato dei Servizi ma per i giudici contestualmente militante in Ordine Nuovo, all’epoca non avrebbe riferito tutto ciò che sapeva per evitare l’attentato che il 28 maggio 1974 uccise otto persone e ne ferì 102 .«Non è vero, io di quella dannata bomba non sapevo nulla» ha sempre detto. E mai ha negato di credere nella giustizia.

Trasferito in carcere, Tramonte resta a disposizione della magistratura portoghese in attesa delle procedure di estradizione in base alle disposizioni e alle richieste della corte d’appello di Milano.  Tramonte confessò. Poi ritrattò. Ma per i giudici «risulta evidente l’assoluta preminenza delle dichiarazioni a carattere confessorio».

Maggi gravemente malato

Carlo Maria Maggi non finirà in cella. «Sta molto male», fa sapere il suo avvocato storico, professor Mauro Ronco. Paralizzato, 82 anni compiuti, ha ricevuto il provvedimento di esecuzione nella sua casa della Giudecca. A suo favore, per così dire, la consulenza medico legale depositata proprio dalla difesa, dalla quale — evidenzia nel pomeriggio il magistrato di sorveglianza — emerge non solo sia «affetto da molte patologie invalidanti», ma anche che «attesa la situazione fisica di inattività e quella mentale di demenza che esclude ogni valido o responsabile contatto con il mondo esterno»: quindi «non sussiste il pericolo di commissione di altri reati» a suo carico. I carabinieri del Ros l’hanno trovato «seduto, immobile, su una poltrona con evidenti difficoltà motorie e gravi problemi di deambulazione». Per Maggi, quindi, il magistrato ha disposto il differimento dell’esecuzione della pena. Provvisorio, in attesa sia definitivo.


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