Banche venete, arriva l’offerta di Intesa Sanpaolo al prezzo di 1 euro

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Intesa Sanpaolo ha fatto un’offerta per assorbire gli sportelli e altri asset «sani» di Popolare Vicenza e Veneto Bancaal prezzo «simbolico» di un euro e a condizione di non subire alcun impatto su patrimonio e dividendi.

L’offerta

L’offerta è stata approvata all’unanimità dal cda dell’istituto di Carlo Messina e se andrà in porto risolverà l’ultimo problema «sistemico» del credito dopo il salvataggio di Etruria & C da parte di Ubi e la decisione di statalizzare Monte Paschi.

Intesa fissa come condizione «necessaria» per l’«efficacia» dell’operazione una cornice legislativa «definitiva» che assicuri «la copertura degli oneri di integrazione e razionalizzazione», oltre alla «sterilizzazione di rischi, obblighi e impegni» per fatti antecedenti la cessione o relativi a cespiti non inclusi nel perimetro selezionato. Il decreto legge finanzierà quindi il fondo esuberi, allungandolo a sette anni (si parla di 8.200 potenziali uscite nell’intera «nuova Intesa».

Messina non si farà inoltre carico di alcuna pendenza della vecchia gestione, che ha portato Atlante ad avviare una azione di responsabilità verso le vecchie gestioni di Gianni Zonin e Vincenzo Consoli. E ci sarebbero già fondi interessati a rilevare le controllate Banca Nova ed Apulia. Da definire, invece, il destino dei crediti commerciali e quindi dei fornitori.

«L’operazione è subordinata all’incondizionato placet di ogni Autorità competente anche con riferimento alla relativa cornice legislativa e regolamentare», puntualizza la banca in una nota, lasciando così intendere che il disegno rimarrà in sospeso finché i (numerosi) interlocutori non si saranno espressi. Un passaggio che, visti i precedenti, non può considerarsi scontato.

Ultima parola alla Commissione europea

La palla passa ora alla Commissione europea. «La situazione resta ancora poco chiara – si legge in un commento diMediobanca – e sarà probabilmente confermata nei prossimi giorni, con la principale ambiguità che riguarda chi si farà carico del conto della bad bank, se lo Stato (cioè i contribuenti) o il fondo di risoluzione o quello di garanzia dei depositi (cioè le banche)».
«Il punto di domanda è se il Mef sarà autorizzato a iniettare capitale nella bad bank da parte della Dg Competition» della Commissione europea, rileva Equita Sim che stima i costi di ristrutturazione di Veneto Banca e Popolare di Vicenza a carico dello Stato «in 2,5 miliardi di euro». Quanto a Intesa l’operazione, per come si è delineata, appare «più favorevole» rispetto alle indiscrezioni della vigilia grazie a condizioni «più restrittive» di quelle ipotizzate dalla stampa.

Cosa accadrà ad azionisti e obbligazionisti subordinati

Lo schema di massima prevede che le perdite derivanti dalla cessione degli Npl alla bad bank vengano colmate azzerando gli azionisti e coinvolgendo i possessori di bond subordinati (ma non quelli di titoli senior). È possibile che in questo ambito, siano coinvolti anche i piccoli investitori titolari dei titoli junior: tuttavia, è probabile, stando a quanto filtra dal Tesoro, che per questa tipologia di investitori che abbiano subito una vendita fraudolenta (“misselling”) scatti una forma di rimborso sul modello Mps.


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