La Corte Suprema da ragione a Trump sul travel ban: prima vittoria

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Donald Trump incassa una prima vittoria nella battaglia legale per il suo travel ban, che era stato bloccato dai giudici federali.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha deciso sulla reintroduzione di una versione ridotta dell’ordine esecutivo con cui la Casa Bianca ha cercato di bloccare l’ingresso nel Paese di cittadini provenienti da 6 Paesi musulmani.

Paesi a cui sarà imposto il divieto

All’interno della Corte nella quale siede dallo scorso aprile Neil Gorush, il giudice nominato da Donald Trump le procedure di voto hanno subito una sostanziale modifica, il divieto verrà imposto ai cittadini di Libia, Iran, Somalia, Sudan, Siria e Yemen a meno che non possano “rivendicare in modo credibile una relazione di fiducia con una persona o un’organizzazione negli Stati Uniti”.

Ed in assenza di uno sponsor verrà anche bloccato l’ingresso di tutti i rifugiati nel Paese. Le nuove misure potranno entrare in vigore entro 72 ore.

Motivi di sicurezza nazionale

Nella sentenza emessa oggi dalla Corte si specifica che preservare la sicurezza nazionale è “un obiettivo urgente” e imporre il divieto di ingresso a chi non possa dimostrare legami all’interno degli Stati Uniti “non impone nessuna avversità legalmente rilevanti al cittadino straniero”. Sono stati almeno cinque i giudici che hanno votato per la reintroduzione parziale del bando, ed almeno 4 per decidere di accettare di ascoltare il ricorso del governo.

L’ordine di Trump sospende interamente anche il programma per l’accettazione dei rifugiati, nonostante siano sottoposti a rigorosi esami che durano in media due anni prima del loro arrivo, per un periodo di 120 giorni.

 

Per il ministro della Giustizia Jeff Sessions, la decisione della Corte suprema di ripristinare il divieto, anche se parzialmente, è «un passo importante» verso il ristabilimento della separazione dei poteri.


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