Pedofilia, cardinale Pell incriminato in Australia: “Sono innocente”

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Il cardinale George Pell, prefetto della Segreteria per l’economia del Vaticano, è stato formalmente incriminato in Australia per abusi sessuali su minori che sarebbero avvenuti negli anni settanta.

Le accuse sul cardinale per presunti reati di abusi sessuali su minori si riferiscono al periodo nel quale era sacerdote a Ballarat dal 1976 al 1980 e, poi, arcivescovo a Melbourne dal 1996 al 2001.

Pell respinge ogni accusa

Il cardinale ha ottenuto dal Papa, che è stato informato della vicenda, un “congedo” perché possa “difendersi” e si dichiara innocente ed estraneo alla vicenda. Partirà per l’Australia per comparire davanti alla corte nel suo Paese, ha fermamente ribadito la propria “completa” innocenza, affermando che le accuse a suo carico sono “totalmente false”. “Aborrisco – ha detto – la sola idea degli abusi sessuali”.

Fiducia del Papa nella giustizia e l’impegno contro gli abusi

Il Papa apprezza l’impegno di Pell in curia per la riforma amministrativa, e ha ricordato che il porporato ha sempre collaborato con la giustizia australiana, e ha anche collaborato con la Chiesa per la lotta contro gli abusi sessuali, tra l’altro ha appoggiato la creazione della commissione per la tutela dei minori.

I casi di pedofilia sulle alte cariche della Chiesa

È la prima volta nella storia che lo scandalo degli abusi sui minori travolge una personalità così alta all’interno della Chiesa cattolica. Una vicenda che richiama quella avvenuta nell’arcidiocesi di Boston nel 2002. In quel caso, infatti, il cardinale arcivescovo Bernard Francis Law fu accusato di aver coperto migliaia di casi di pedofilia commessi dai suoi preti. Considerato colpevole di aver lasciato che centinaia di sacerdoti continuassero ad abusare di minori limitandosi semplicemente a spostarli di parrocchia in parrocchia, Law fu rimosso da san Giovanni Paolo II che lo mise al riparo dalle polemiche a Roma affidandogli l’incarico onorifico di arciprete della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore.

Nessuna punizione, però, da parte del Papa per il porporato che si era dimostrato a dir poco incapace di gestire la pedofilia dei suoi preti. Vicenda, quella, che travolse letteralmente l’arcidiocesi di Boston e che è stata portata poi sul grande schermo con Il caso Spotlight del regista Tom McCarthy, Premio Oscar per il miglior film nel 2016.

La figura di Pell

Pell è il primo cardinale che viene accusato di aver commesso direttamente atti di pedofilia. Il porporato australiano è un uomo chiave del pontificato riformatore di Francesco. Nel 2010 Benedetto XVI aveva pensato proprio all’allora arcivescovo di Sydney per sostituire il cardinale Giovanni Battista Re nel ruolo di prefetto della Congregazione per i vescovi.

Pell si fece notare in passato per la sua vita decisamente poco sobria: mezzo milione di euro spesi in soli sei mesi. Il conto del “moralizzatore del Vaticano”, che Francesco ribattezzò il “ranger” per i suoi modi di fare decisi, lasciò tutti senza parole: dal sottolavello da 4.600 euro a 7.292 euro spesi per la tappezzeria, dai 47mila euro per mobili e armadi a diversi lavoretti domestici che ammontavano a ben 33mila euro. Ma tra le voci c’erano anche abiti ecclesiastici per 2.508 euro e voli, ovviamente in business class, costosissimi: 1.103 euro per andare da Roma a Londra; 1.150 euro per fare Roma-Dresda; 1.238 euro con direzione Monaco. Tutte spese rimborsate dalla Segreteria per l’economia. Intervenne direttamente il Papa che chiese a Pell di ridurre drasticamente il suo tenore di vita.

 


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