Omicidio della piccola Fortuna, chiesto l’ergastolo per Caputo

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    Domenica Guardato, 27 anni, madre di Fortuna. 6 anni, mostra una foto della figlia di 6 anni ritrovata morta davanti al suo palazzo a Caivano e che - secondo l'autopsia - ha subito abusi sessuali, 15 ottobre 2014. ANSA / CIRO FUSCO

Sono arrivate le richieste del pm sul caso dell’omicidio della piccola Fortuna: ergastolo e 6 mesi di isolamento diurno per Raimondo Caputo, 10 anni di reclusione per Marianna Fabozzi.

L’omicido di Fortuna

Caputo è accusato dell’omicidio di Fortuna Loffredo, la bimba morta nel Parco Verde di Caivano il 24 giugno 2014 dopo essere caduta dal palazzo nel quale viveva, e di violenza sessuale nei confronti di Fortuna e delle figlie della compagna. Fabozzi è accusata di aver coperto le violenze nei confronti delle figlie.

Fortuna era conosciuta da tutti nel Parco Verde di Caivano con il nome di Chicca, secondo la ricostruzione emersa dall’inchiesta, fu lanciata da un terrazzo all’ottavo piano del palazzo dove abitava. Caputo avrebbe ucciso la bimba perchè si era ribellata a un ennesimo tentativo di violenza sessuale.

“Condannando Caputo scriverete che l’omertà non serve, che la verità è più forte e alla fine viene fuori. In questo caso è venuta fuori per bocca dei bambini, gli adulti in questa vicenda non ci hanno fatto una bella figura” ha detto il pm Airoma, rivolgendosi ai giudici della quinta sezione della Corte d’Assise di Napoli, nella requisitoria.

La verità grazie alle dichiarazioni dell’amichetta di Fortuna

La svolta alle indagini grazie  alla testimonianza ritenuta assolutamente genuina di una amichetta di Fortuna che sarebbe stata testimone degli ultimi istanti di vita di Chicca.

La bambina, dopo aver subito i condizionamenti di Marianna Fabozzi e dei suoi familiari che le imponevano di tacere o fornire false versioni agli inquirenti, secondo i pm disse la verità quando fu allontanata dal suo contesto familiare e portata in una casa famiglia insieme con la sorellina più piccola, pure lei vittima di presunti abusi di Titò.

 


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