Navi militari Usa puntate contro isola cinese: “Seria provocazione”

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L’America minaccia la Cina. Ieri, la nave da guerra “Uss Stethem” è passata a 12 miglia nautiche dall’isola di Tritone, controllata dalla Cina. L’isola è contesa anche da Taiwan e Vietnam, che ne rivendicano la proprietà.

Il governo cinese definisce la mossa americana “una seria provocazione militare e politica”: “Operazioni che violano la sovranità della Cina e minacciano la sua sicurezza. Saranno prese tutte le misure necessarie per la difendere la sovranità del paese e la sua sicurezza”.

C’è un precedente

È il secondo episodio dall’arrivo di Trump. Il 25 maggio, la USS Dewey aveva già varcato i confini del Mischief Reef, un’isola artificiale appartenente alla Cina. Molti scogli o isolotti sono stati ampliati o costruiti da zero in maniera artificiale, dai cinesi, per ospitare potenziali basi militari.

Perché si è arrivati a ciò?

Donald Trump ha chiesto alla Cina un supporto contro la crescente minaccia della Corea del Nord. A Pechino, però, non vogliono rischiare il crollo del regime di Kim Jong-un, cliente cinese, e hanno scritto un tweet ambiguo nella giornata di ieri: “Non ha funzionato”. L’America ha così cambiato atteggiamente: prima alcune sanzioni americane a una banca cinese accusata di ripulire soldi provenienti dalla nordcorea, poi nuova forniture degli Usa a Taiwan. Da qui, si è arrivati all’avvenimento di ieri, con le navi da guerra Usa puntate sull’isola cinese.

Xi prova a dialogare

Il leader cinese, Xi, non vuole la guerra e cerca di non rompere con Trump. Il premier in una comunicazione ufficiale ha detto che nonostante ci siano precedenti disaccordi tra Cina e Usa, il rapporto è sempre restato stabile.


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