Charlie, giudici decideranno se potrà sottoporsi alla sperimentazione

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Il caso del piccolo Charlie torna alla ribalta. I medici del Great Ormond Street Hospital hanno chiesto un nuovo parere legale dopo aver ottenuto la richiesta di staccare la spina al bimbo di 11 mesi che nei giorni scorsi è stata di fatto sospesa.

Il tribunale si riunirà oggi e dovrà valutare le “nuove informazioni” che vogliono presentare i familiari del neonato ricoverato a Londra secondo cui ci sono possibilità che funzioni una terapia sperimentale negli Stati Uniti.

La mobilitazione dell’Italia e degli Usa

La mobilitazione internazionale, da parte di Usa e Italia, ha reso necessario rivolgersi nuovamente all’autorità giudiziaria.

Nicholas Francis, lo stesso che decise, nell’interesse del bimbo, che si sarebbe potuta staccare la spina al bimbo,  deve tornare a esprimere una nuova decisione sull’argomento alla luce del protocollo sperimentale messo a punto da un team di medici internazionali coordinati dall’ospedale Bambino Gesù di Roma e della proposta di medici e scienziati americani di provare su di lui un nuovo farmaco che chissà.

L’ospedale si è detto disponibile ad appoggiare questo nuovo tentativo dei genitori di Charlie, Connie e Chris: «È giusto provare, ne siamo convinti con i genitori di Charlie».

Una manifestazione per Charlie

I genitori del piccolo  hanno partecipato a una manifestazione all’esterno del Great Ormond Street Hospital assieme a centinaia di «tifosi» di Charlie che hanno consegnato alla coppia una petizione con più di 350mila firme nella quale si chiede al bambino di viaggiare negli Usa. «Adesso ci sono sette medici che sostengono da tutto il mondo, dall’Italia, dall’America, dall’Inghilterra, che pensano che Charlie ha fino al dieci per cento di possibilità. Riteniamo che sia un’occasione da non perdere», dice Connie. I due hanno anche parlato con Brett King, il padre di Ashya, un giovane che ha dovuto lasciare l’ospedale londinese per sottoporsi a un protocollo non previsto dal sistema sanitario britannico. «I medici del GOSH prendono decisioni da consiglio di amministrazione. Non c’è logica nel rifiutare la cura a Charlie».


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