Spider-Man: Homecoming, il ritorno del personaggio più compromesso della Marvel

Spider-Man: Homecoming è un film del 2017 co-scritto e diretto da Jon Watts. Basato sull’omonimo personaggio dei fumetti Marvel Comics, il film è prodotto da Columbia Pictures, Marvel Studios e Pascal Pictures, e distribuito da Sony Pictures Releasing. Si tratta del secondo reboot del franchise cinematografico di Spider-Man, e della sedicesima pellicola del Marvel Cinematic Universe.

 

TRAMA:

Dopo la battaglia di New York, Adrian Toomes (Michael Keaton) guida una squadra di operai per sistemare la città, ma interviene un’altra agenzia, la Damage Control, che gli intima di rinunciare al lavoro, incurante delle suppliche dell’uomo. Dopo essersi accorti di essere ancora in possesso della merce che non hanno riconsegnato, Toomes e i suoi decidono di tenere il materiale, con il quale creano una tuta alata e delle armi che utilizzano per rubare tecnologia aliena che poi rivendono. Nel presente, due mesi dopo il suo incontro con gli Avengers, Peter Parker (Tom Holland) vive la sua doppia vita da adolescente e da Spider-Man sventando qualche piccolo furto e aiutando le persone, nell’impaziente attesa della sua prossima missione. Una sera si imbatte in quattro rapinatori che stanno svaligiando una banca utilizzando armi aliene. Mentre tenta di fermarli, uno di loro aziona un’arma che distrugge un negozio di fronte. Da qui parte una ricerca furiosa da parte di Peter per trovare i malviventi e il loro capo, l’Avvoltoio. Ma subito dopo aver disobbedito ad Iron-Man, i due hanno un breve scontro verbale al termine del quale Tony priva Peter del suo costume. Riuscirà Spider-Man a sventare i piani dell’Avvoltoio?

 

Volendo dirla tutta, all’uscita del film, c’è stato l’enorme dilemma se farcela ancora dopo la delusione degli ultimi due reboot con Andrew Garfield. Aggiungiamoci pure livelli altissimi di commercializzazione e il gioco è fatto, il film è indigesto ancora prima della visione. Ma nonostate ciò, Spider-Man: Homecoming conquista un suo perché.

Oltre alla gioia di vedere finalmente questo personaggio interaggire con gli altri supereroi, Watts ripropone Spider-Man con una chiave di lettura creativa e sensata, spostando il fuoco dal senso di colpa che accompagna lo Spider-Man delle altre versioni ad una crescita interiore positiva e costruttiva.

Non è tutto però, questa volta il godimento arriva anche da un senso di autoironia che parrebbe quasi ereditato da Deadpool, senza però snaturare il personaggio di Spider-Man.

Un neo che infastidisce però è come viene rappresentata l’adolescenza. Infatti, il film ci bombarda di “fico”, “zio”, cotte banali e amici sovrappeso scontati che conferiscono un senso di fastidio poiché rendono faticoso inquadrare una sostanza sotto tutte queste “formule”.

Il pensiero che fra qualche anno ci sarà un sequel non appesantisce gli animi, infatti, Watts è riuscito a far riposizionare il personaggio da sfavorito ad atteso.

Così voglio condividere il giorno più felice della mia vita dopo quello in cui il Winner Taco tornò sul tabellone dei gelati. Ebbene, ieri mi hanno restituito il computer e ho dato l’ultimo esame chiudendo così questa colonscopia che chiamano sessione estiva. Con ciò decollo nella grassosfera dalle persone felici.