Nobel per la Pace Lui Xiaobo morto in ospedale: aveva 61 anni

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    Liu Xiaobo nel 2008 (AP Video via AP)

Non ce l’ha fatta Lui Xiaobo, il Premio Nobel per la Pace è morto in ospedale. Secondo una nota ufficiale i suoi organi hanno ceduto e i tentativi di salvarlo sono stati vani. L’attivista di 61 anni era ricoverato in un ospedale di Shenyang, nella provincia settentrionale di Liaoning, dove era stato trasferito dal carcere dopo che il 23 maggio gli era stato diagnosticato un cancro al fegato in fase terminale.

La condanna nel 2009

Lo scrittore, professore e attivista era stato arrestato nel 2009 per incitamento alla sovversione del potere statale ed era stato condannato a 11 anni di carcere. Nel 2010 era stato insignito del premio Nobel “per la sua lunga e non violenta battaglia per i diritti fondamentali in Cina” (fu rappresentato simbolicamente da una sedia vuota alla cerimonia).

Fino all’ultimo, con quel poco di forza che gli restava, è stato lo stesso Liu a chiederlo: lasciatemi andare a curare in Germania o negli Usa. Una preghiera sussurrata ai medici americani e tedeschi che Pechino ha fatto avvicinare al suo capezzale, dopo che giorni prima aveva assicurato che “i migliori specialisti cinesi” si stavano interessando del suo caso. Ma i medici cinesi avevano già decretato che non ci fosse più niente da fare.

La lotta per i diritti umani

La sua ultima battaglia è quella che gli è costata la condanna più dura, la fondazione di Charta 2008, il manifesto firmato da 303 attivisti che chiede la fine del partito unico e il rispetto per i diritti umani, e sarà sottoscritto da oltre 12mila persone: un’enormità nella Cina dove paghi per provare a dire solo ‘boh’. “Nonostante il suo arresto – scriverà Václav Havel, l’altro Nobel che fu premiato in carcere, e la cui Charta 77 aveva ispirato i ribelli cinese-, le sue idee non potranno essere arrestate”. “Non ho nemici, non provo odio” dirà Liu nella dichiarazione che alla premiazione di Oslo leggerà Liv Ulmann davanti alla sua sedia vuota – vuota come la speranza che ha coltivato fino all’ultimo, prigioniero fino all’ultimo.


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