Venezuela, referendum contro Maduro, al voto 14 milioni di cittadini

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    A Venezuelan opposition deputy holds up a sing reading " Maduro dictator" during an extraoridinary session of the National Assembly, in Caracas on October 23, 2016. Venezuela's opposition-majority legislature declared Sunday that President Nicolas Maduro's "regime" committed a coup d'etat when authorities blocked a referendum on removing the unpopular leftist leader from power. / AFP / FEDERICO PARRA (Photo credit should read FEDERICO PARRA/AFP/Getty Images)

Indetto in Venezuela un referendum contro il governo di Nicolas Maduro. Sono quattordici milioni i cittadini che hanno sfidato la paura e la tensione e hanno scelto di partecipare al voto.  Il suo progetto di riforma costituzionale è bollata dall’opposizione come golpe istituzionale.

Risultato scontato

Il risultato era pressocché scontato – il 98% dei votanti ha detto no al progetto Maduro e ha invitato l’esercito a difendere le istituzioni democratiche – ma il dato politico rilevante è che sono stati oltre 7 milioni su una popolazione di 31 milioni i cittadini recatisi ai seggi per esprimere la propria preferenza. 6.492 381 persone hanno votato nel paese, e 693. 789 all’estero, secondo i dati forniti dalla Commissione dei garanti, formata dai rettori delle principali università del Paese.

Il Venezuela “ha mandato un chiaro messaggio al Direttivo Nazionale e al mondo,” ha detto il rettore dell’Università Centrale del Venezuela, Cecilia García Arocha. Violenza durante il voto Una donna uccisa e 3 feriti: è il bilancio di un agguato ad un seggio allestito a Caracas per il referendum indetto dall’opposizione venezuelana contro il controverso progetto del presidente Nicolas Maduro di dare vita ad un’Assembla costituente e azzerare il Parlamento, controllato dallo scorso dicembre dall’opposizione. Ad aprire il fuoco sarebbero stati due uomini in moto. Dal primo aprile, quando Maduro ha annunciato la nascita della Costituente, quasi 100 persone sono morte negli scontri tra l’opposizione, la polizia e le forze paramilitari.

«Il referendum di oggi è l’ultima occasione per evitare che il prossimo 30 luglio 2017 il Venezuela si trasformi in una dittatura come Cuba». Ha dichiarato l’ex presidente della Bolivia Jorge «Tuto» Quiroga, da oggi a Caracas per supervisionare – con altri ex leader di Messico, Colombia e Costa Rica – il referendum convocato dall’opposizione venezuelana. Obiettivo del suffragio odierno è respingere con almeno 14 milioni di voti ovvero il 75% degli aventi diritto l’iniqua riforma costituzionale imposta per decreto e senza suffragio da Nicolás Maduro, il presidente più odiato della storia del Venezuela.

Una Costituzione che da pieni poteri a Maduro

Maduro ha intenzione di indire una Costituente «comunista e rivoluzionaria» per cambiare «alla cubana» la Costituzione. Una Costituente il cui unico obiettivo è redigere una Costituzione che consegni allo stato-partito chavista tutto, persino la distribuzione del cibo, oltre a chiudere seduta stante il Parlamento controllato dall’opposizione, sostituendolo con un’Assemblea «comunale» controllata al 100% dal partito di Maduro.

È dunque per evitare che il Paese diventi una dittatura a tutti gli effetti tra due settimane che oggi l’opposizione ha indetto questo referendum in cui si chiede a tutti i venezuelani se riconoscono o no la Costituente di Maduro. Un ultimo e disperato tentativo che però potrebbe non bastare, al pari del trasferimento nei giorni scorsi del leader oppositore Leopoldo López dal carcere ai domiciliari, per motivi umanitari come dichiarato da Maduro.

Caos e repressione

In un Paese ormai privo di tutto, la feroce repressione ordinata da Maduro, oltre alle vittime ha già portato a 3mila arresti e ferito più di 15mila persone mentre sempre più sovente civili vengono processati da tribunali militari – 400 i casi accertati – e milizie del regime invadono palazzi in pieno centro di Caracas, malmenando gli inquilini e, spesso, rapinandoli.

«Ciò che non otterremo con il voto lo otterremo con le armi», hanno avvertito nelle ultime ore Maduro e Adán Chávez, ministro della «Cultura popolare» nonché fratello del de cuius più famoso del Venezuela. E con un tam tam senza precedenti, i cittadini del Venezuela hanno deciso di dare vita a un plebiscito attraverso un voto democratico nelle piazza di 78 città del mondo, tra cui a Roma in Vaticano.


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