La Ferrero vuole acquisire la divisione americana degli snack Nestlè

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Da alcune indiscrezioni sembra che il gruppo Ferrero sarebbe interessata a rilevare la divisione americana di snack dolci e barrette di Nestlè. Il gruppo di Alba starebbe studiando il dossier per crescere sul mercato americano.

La Nestlè ha di recente deciso di uscire dal mercato americano degli snack e dei dolci confezionati, per posizionarsi su settori più redditizi come il caffè e il cibo per animali da compagnia. Ferrero, dal canto suo, ha già iniziato a espandersi nel mercato statunitense: è dello scorso 16 marzo l’acquisizione, per 115 milioni di dollari, di Fannie May Confections, produttore statunitense di cioccolato premium con i marchi Fannie May e Harry London.

L’interesse è per la divisione di dolci confezionati che il colosso svizzero Nestlé sta cedendo negli Stati Uniti e che potrebbe valere 3 miliardi di dollari.

Una grande opportunità per conquistare il mercato americano

La divisione comprende prodotti come Butterfinger e BabyRuth e ha generato circa 900 milioni di fatturato nel 2016. Per Ferrero potrebbe dunque essere una grande chance di crescita sul mercato Usa.

La Ferrero è proprietario di brand quali Nutella, Rocher e Kinder, che ha chiuso il bilancio 2016 con un giro d’affari consolidato di 10,3 miliardi, un margine operativo lordo di 1,6 miliardi e un utile netto di 793 milioni sarebbe in corsa per il business americano degli snack e dei dolci confezionati che Nestlé da mesi ha deciso di valorizzare.

Il giro d’affari delle attività di snacks e dolciumi confezionati di Nestlé è gigantesco e comprende marchi affermati sul mercato americano quali Butterfinger, BabyRuth, 100Grand, SkinnyCow, Raisinets, Chunky, OhHenry! e SnoCaps, oltre ad altri brand locali SweeTarts, LaffyTaffy, Nerds, FunDip, PixyStix, Gobstopper, BottleCaps, Spree e Runts. Nel portafoglio di prodotti che Nestlé intende dismettere figura anche il marchio di cioccolato, diffuso su scala internazionale, Crunch.

Secondo le indiscrezioni riportate dal sito americano, Ferrero avrebbe già affidato un mandato a una primaria banca d’affari per valutare la fattibilità dell’operazione e definire una prima offerta non vincolante.


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