Rapporto Fmi, italiani guadagnano meno di 20 anni fa: rischio povertà

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Il Fondo monetario internazionale, nel focus dedicato all’Italia sottolinea che ”il debito pubblico è molto alto e, nonostante i recenti sforzi, l’Italia non ha iniziato a ridurlo”. ”Nella decade precedente alla crisi la spesa pubblica dell’Italia è cresciuta più rapidamente delle entrate”, principalmente a causa della spesa per le pensioni.

Moderato recupero

L’economia italiana negli ultimi tre anni sta registrano un ”moderato recupero” che proseguirà. Tuttavia ci sono ”rischi significativi” nel futuro, a causa delle ”incertezze politiche” e di possibili ”battute d’arresto al processo di riforme”. Il percorso di ”moderata crescita” avrà come conseguenze un ritorno ai livelli di reddito pre crisi tra diversi anni (entro il 2025) e un ”allargamento del divario del reddito dell’Italia con la media dell’area euro”, che sta registrano una crescita più rapida.

”Con con un pacchetto di misure d’alta qualità sul lato della spesa e delle entrate” l’Italia riuscirebbe a ”supportare la crescita” e rispettare ”l’imperativo di ridurre il debito”. L’Fmi chiede al paese di ”migliorare la contrattazione salariale” perché l’elevato costo della produzione per lavoratore ha pesato ”negativamente sulla creazione di posti di lavoro, investimenti e produzione”.

La soluzione proposta da Fmi

Secondo l’Fmi il ”mix migliore” prevede: la riduzione della aliquote fiscali sul lavoro; la riforma della contrattazione salariale; contrastare in modo più efficace l’evasione fiscale; ridurre la spesa pensionistica che ”è al secondo posto nella zona euro”; aumentare gli investimenti pubblici; indirizzare più risorse verso le fasce deboli della popolazione. E’ necessario “recuperare efficienza” nel settore bancario italiano, insieme alle “misure per pulire i bilanci”, per “tornare a una redditività sana”.

Gli economisti di Washington evidenziano che allineando i salari alla produzione per lavoratore a livello aziendale invece che nazionale “si potrebbe ottenere un incremento degli occupati del 4%”. E’ necessario “recuperare efficienza” nel settore bancario italiano, insieme alle “misure per pulire i bilanci”, per “tornare a una redditività sana”.

Italiani più poveri di 20 anni fa

La situazione della classe lavoratrice italiana, considerando l’andamento dei prezzi, i redditi e la ricchezza, è ”al di sotto dei livelli del 1995. Il rallentamento della crescita e il peso della crisi -osserva l’Fmi- hanno colpito in modo sproporzionato la popolazione lavoratrice e le giovani generazioni”. Una situazione che è ”in contrasto” con quella delle famiglie più anziane e dei pensionati.

”Nel corso degli ultimi due decenni i salari in generale sono cresciuti più velocemente rispetto alla produzione per lavoratore”. Ciò ha determinato in Italia una crescita del costo di produzione superiore rispetto ai paesi di riferimento, come Germania, Francia e Spagna.

 

Gli italiani guadagnano in media meno di 20 anni fa, con i salari e la ricchezza della popolazione in età lavorativa scesi sotto i livelli del 1995, prima dell’ingresso nell’euro. Secondo il Fmi i redditi pro-capite torneranno a livelli ai livelli pre-crisi solo fra un decennio. La quota degli italiani a rischio povertà è aumentata al 29%, con un picco del 44% al Sud, mette in evidenza il Fmi. In questo quadro “l’emigrazione dall’Italia resta elevata”.

 


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