Nave Ong tedesca sequestrata, restituiva i gommoni ai trafficanti

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    IUVENTA Imo.5222354 Dutch resue vessel b.1962. 184grt. 17-3-17

Ci sarebbero intercettazioni e riscontri che confermerebbero le accuse contro l’operato della Ong Rettet e il conseguente sequestro della nave Iuventa. Si parla di incontri e intese, tra i trafficanti di migranti e membri dell’equipaggio della nave. Lo ha detto confermato  il procuratore aggiunto di Trapani, Ambrogio Cartosio.

Gli accertamenti

Si indaga su tre episodi specifici, anche se ve ne sono altri che fanno ritenere come “abituale” la condotta dell’equipaggio in ordine al reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ma “non quello dell’associazione a delinquere perché parliamo solo di accordi in ordine a questi episodi”. “Si procede contro ignoti perché l’equipaggio cambia spesso e quindi occorrono accertamenti ulteriori”.

Il fermo della nave è stato richiesto dalla Procura di Trapani. L’imbarcazione è stata bloccata nel porto di Lampedusa, sotto la sorveglianza del Servizio centrale operativo della Direzione centrale anticrimine della Polizia con l’ausilio della Squadra Mobile di Trapani. L’accusa che si ipotizza è di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e l’episodio da cui è scaturita l’indagine, secondo fonti investigative, si riferisce a un intervento di soccorso della “Iuventa” eseguito il 3 novembre scorso con trasbordo sulla nave Phoenix del Moas che sbarcò a Trapani 457 migranti e 8 salme.

L’equipaggio restituiva i gommoni ai trafficanti

Secondo le indagini, gli operatori della Iuventa avrebbero consentito a persone che operavano al confine delle acque territoriali libiche di recuperare tre imbarcazioni utilizzate dai migranti per la partenza dalle coste nordafricane, una delle quali riutilizzata il 26 giugno per un’altra partenza. L’agente sotto copertura con lo zoom della propria macchinetta fotografica ha visto che una piccola imbarcazione (Rhib) della Iuventa ha trainato verso le coste libiche le tre imbarcazioni lasciandole alla deriva. Imbarcazioni quindi che sono state poi recuperare da chi ha organizzato altri viaggi.

 

Pericolo di reiterazione

“C’è un pericolo serio di reiterazione dell’attività delittuosa” ha detto il procuratore spiegando le motivazioni prospettate dalla procura e accolte dal gip. Quello in questione, inoltre, è uno dei casi in cui “la legislazione speciale prevede la confisca obbligatoria del mezzo” e questo “impone l’obbligo di procedere a sequestro preventivo”.

Cartosio ha aggiunto: “Non riteniamo configurabile l’associazione a delinquere nei confronti dei responsabili della Ong perché non c’è nessun elemento per parlare di un collegamento stabile tra i trafficanti e la Ong”.

“Che ci sia un piano preordinato tra i trafficanti libici e la Ong mi sembra, allo stato, fantascienza – ha detto ancora il procuratore aggiunto – La mia personale convinzione è che il motivo della condotta dell’equipaggio sia umanitario”. Il magistrato ha poi messo in chiaro che il sequestro preventivo della nave Iuventa “non c’entra nulla col fatto che non abbiano sottoscritto l’accordo”, ossia il Codice di condotta per le Ong.


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