Alpinisti appesi per ore alla parete: morti per il caldo e la fatica

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Non ce l’hanno fatta due alpinisti rimasti appesi a una parete per ore. Secondo i soccorritori, potrebbero essere morti per sfinimento dopo essere rimasti per ore appesi in parete, sotto il sole della caldissima giornata. I tecnici del Soccorso Alpino di Trieste hanno lavorato tutta la notte per recuperare i corpi dei due anziani amici triestini, morti ieri in Val Rosandra sulla ferrata “Rose d’Inverno”. S

Le vittime sono Roberto Nardini, 84 anni, e Giorgio Peressoni (79). L’allarme era stato dato dalla moglie di uno dei due uomini alla Polizia, che ha contattato il Cnsas di Trieste. I tecnici sono usciti attorno alle 21.00 e dopo circa un quarto d’ora, risalendo la ferrata hanno trovato i due anziani, entrambi appesi al cavo metallico della ferrata, a poca distanza l’uno dall’altro. Avrebbero dovuto fare rientro per pranzo, come era gia’ accaduto in tante escursioni simili. Nardini, che si trovava piu’ in alto, e’ stato rinvenuto in una posizione che lasciava chiaramente intendere il tentativo di tirare su l’amico per la vita.

I due anziani erano legati regolarmente all’imbrago e al cavo, anche se con il sistema di assicurazione ormai datato dei due spezzoni di cordino. La “Rose d’Inverno” e’ un percorso attrezzato classico di preparazione alla ferrate piu’ impegnative di montagna, e’ considerato un percorso non difficile e propedeutico ed e’ frequentato dai corsi del Club Alpino Italiano, ma presenta comunque dei brevi tratti verticali.

 

 

Forse un malore di uno dei due alpinisti

Nardini e Peressoni sono morti cercando di aiutarsi in parete, probabilmente in seguito a un malore l’uno e allo sforzo di salvare l’amico, l’altro. Lo si è dedotto dal fatto che il più anziano dei due, che si trovava più in alto, è stato rinvenuto in una posizione che lasciava chiaramente intendere il tentativo di tirare su l’amico per la vita.

I tecnici del Cnsas intervenuti sul posto hanno atteso l’arrivo del medico del 118 per la constatazione del decesso e poi quello della polizia scientifica: entrambi, medico e poliziotto, sono stati imbracati e accompagnati alternatamente in cordata fino al punto del ritrovamento, situato a una sessantina di metri di altezza da terra, a due terzi della ferrata, nel punto tecnicamente più difficile e verticale della stessa.

 


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