Imprenditore si uccide in azienda: non riusciva a pagare gli stipendi

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La crisi fa un’altra vittima, questa volta è successo a Umbertide vicino Perugia. Un imprenditore, incapace di trovare una via d’uscita alle difficoltà delle proprie aziende, ha deciso di farla finita.

Sulla sua scrivania ha lasciato una lettera di addio nella quale ha tra l’altro scritto che la banca non gli avrebbe più fatto credito e quindi di non sapere come fare a pagare gli stipendi. Il foglio è stato acquisito dagli agenti che indagano sulla vicenda.

Le accuse alle banche

Sembra che dietro la crisi ci fosse la responsabilità delle banche nei confronti di un cliente che faticava parecchio a rientrare dalle esposizioni, a rispettare le scadenze. Non riusciva a pagare gli stipendi ai suoi operai già da mesi.

L’imprenditore, avrebbe dovuto incontrare una delegazione sindacale per discutere della situazione in atto proprio la mattina del gesto estremo.

Il ritrovamento

Intorno alle 6,30 di ieri, Gabriele Bartolini si sarebbe trattenuto in strada con alcuni conoscenti, scherzando e parlando di lavoro. In apparenza tranquillo, come sempre.

Sarebbero le ultime persone che l’imprenditore ha incontrato prima di raggiungere il capannone della Cobem, nel bel mezzo della zona industriale Buzzacchero. Qui, in un locale di servizio, ha messo la corda al collo e si sarebbe impiccato.

Il corpo ormai privo di vita l’ha scoperto poco dopo le 7 un dipendente.

Bartolini, 61 anni, aveva diverse fabbriche, ognuna con una denominazione diversa. A lui sono riconducibili ben quattro società, una situata fuori regione. Quattro siti che impegnavano, complessivamente, 135 operai, quasi tutti stranieri. Anche i familiari, con i quali abitava una villetta a schiera nel quartiere residenziale di Umbertide, lavoravano con lui.


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