Stop al decreto a favore delle miniere: l’Amazzonia è salva

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Il presidente brasiliano, Michel Temer, la scorsa settimana ha abolito con un decreto la più grande area protetta dell’Amazzonia, la Renca, ricca di oro e altri minerali (nella quale vivono tra l’altro due riserve indigene) e grande più della Danimarca, per permetterne lo sfruttamento minerario.

Per gli ambientalisti si tratta di un attacco gravissimo alla natura del paese. Rolando Valcir Spanholo, che ha accolto parzialmente una petizione popolare presentata nei giorni scorsi contro la misura governativa, rappresenta un ulteriore colpo per il capo di Stato brasiliano, già travolto da diversi guai giudiziari e a rischio di impeachment con l’accusa di corruzione.

I territori indigeni non verranno toccati

Il governo di Brasilia sostiene che la riserva è stata abolita per attrarre investimenti stranieri, in un momento in cui l’economia brasiliana lotta per uscire dalla recessione che l’ha colpita. Secondo l’esecutivo, le aree protette e i territori indigeni non verranno comunque toccati, ma il forte pressing di ong ambientaliste e della comunità internazionale già ieri aveva costretto Temer a rivedere il testo, presentando un altro decreto con ulteriori dettagli.

Un dietrofront che non è stato però ritenuto sufficiente, tanto che il pubblico ministero federale aveva chiesto la sospensione immediata anche del secondo decreto, definito dai pm una seria “minaccia di ecocidio'” per l’ambiente.

Per Ricardo Mello, coordinatore del programma Amazzonia di WWF, la sentenza provvisoria del giudice di Brasilia riflette la fragilità del governo Temer, incapace di “consultare la comunità scientifica e la società civile” prima di prendere una decisione su un argomento tanto delicato.

A seguito della decisione di Temer, Gisele Bundchen ha twittato “Vergogna! Stiamo mettendo all’asta la nostra Amazzonia. Non possiamo distruggere le nostre aree protette per interessi privati”.


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