Università Statale di Milano: Tar boccia numero chiuso, stop ai test

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Una vittoria per gli studenti che manifestavano da quattro mesi: il Tar ha bocciato il numero chiuso nella facoltà di Lettere dell’Università Statale di Milano. E’ stato di fatto sospeso il provvedimento che a maggio ha introdotto il test d’ingresso per tutti i sette corsi di studi umanistici. Giovedì la notizia del ricorso accolto, l’udienza è fissata a maggio 2018.

Annullati i test di ammissione

Il rettore ha annunciato che farà ricorso al Consiglio di Stato. Sono cinquemila gli iscritti per i tremila e duecento posti disponibili. Ma ora l’ateneo ha comunicato la decisione di congelare i test di ammissione a Filosofia, Lettere, Storia, Lingue e letterature straniere, Scienze dei beni culturali e Scienze umane dell’ambiente, del territorio e del paesaggio.

Gli studenti annunciano che la lotta prosegue. Era iniziata in aprile la protesta alla Statale. Con l’ateneo diviso.  Gli studenti che si sono rivolti al Tar parlano di una «vittoria storica che ha riflessi sulle decisioni presenti e future prese dagli atenei che hanno introdotto programmazioni dell’accesso illecite». «Con questa ordinanza si torna al libero accesso per i corsi di studi umanistici — dice Andrea Torti, coordinatore nazionale di Link —. Il numero chiuso esclude illegittimamente, come conferma il Tar, la possibilità di accedere agli studi». «Dietro questa decisione che tutela gli studenti c’è una questione più grande: le università si trovano tra incudine e martello perché non sono in grado di rispettare i vincoli imposti dal ministero», sottolineano dal coordinamento delle liste per il Diritto allo Studio.

 

Non sussistono cause sufficienti per l’introduzione del numero chiuso

Il tribunale amministrativo nella sua ordinanza ha sottolineato come l’assenza di un numero sufficiente di docenti non rientri tra le cause previste dalla legge n. 264 del 1999 per introdurre il numero chiuso e le facoltà umanistiche non sono tra quelle elencate nella stessa legge che possono avere gli accessi regolamentati. Quello dell’Udu è quindi un «ricorso con sufficienti profili di fondatezza» e «sussistano i profili di pregiudizio paventati dai ricorrenti».

In base al numero delle iscrizioni ai test «si era calcolato che oltre mille studenti sarebbero rimasti fuori dai corsi di laurea» per effetto del numero chiuso. «Avevamo denunciato sin da subito come la delibera adottata dagli organi accademici contenesse vizi formali e sostanziali – ha spiegato ancora Varponi -. Avevamo denunciato come la sordità dimostrata da chi doveva rappresentare tutta la comunità accademica aveva segnato un pericoloso precedente, oltre che un danno per il diritto allo studio di migliaia di studenti che volevano scegliere liberamente il corso del loro futuro».


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