Kenia, la Corte suprema annulla esito delle elezioni: tutto da rifare

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    NAIROBI, KENYA - AUGUST 8: Kenyans vote at a polling station at Olympic Primary School in Kibera, one of the largest slums in Africa, on August 8, 2017 in Nairobi, Kenya. Kenyans head to the polls for a closely contested election between incumbent president Uhuru Kenyatta and his rival Raila Odinga.

La Corte suprema del Kenya ha annullato l’esito delle elezioni presidenziali in Kenya dell’8 agosto. Dalle consultazioni era stato eletto il presidente uscente Uhuru Kenyatta. Quattro dei sei giudici della Corte hanno stabilito che la commissione elettorale ha commesso “illegalità e irregolarità”, accogliendo il ricorso del candidato sconfitto Raila Odinga il quale aveva ottenuto il 44,7% dei voti, contro il 54% assegnato a Kenyatta.

Voto illegale e irregolare

Secondo quanto dichiarato dal presidente della Corte, David Maraga, la commissione elettorale “ha ignorato e mancato” di organizzare la condotta del voto “secondo la Costituzione”. Nel ricorso si denuncia che i computer della commissione elettorale erano stati hackerati in modo da attribuire la vittoria al presidente uscente. Un nuovo voto dovrà ora essere organizzato entro i prossimi 60 giorni.

Odinga: “Una decisione storica, non solo per il Kenya” Il leader dell’opposizione Odinga ha definito “storica” la decisione della Corte. “È una giornata storica per la gente del Kenya e per estensione per tutti i popoli del continente africano”.

E’ la prima volta che in Africa il risultato di un’elezione venga completamente ribaltato per decisione di un tribunale. Quest’anno le presidenziali sono state precedute da omicidi e misteriose scomparse. Chris Msando, a capo del Comitato di supervisione del voto che quest’anno si preannunciava super tecnologico e all’avanguardia, è stato torturato e ucciso.

Andreas Katsouris, consulente canadese del leader dell’opposizione, è stato portato via a forza dalla sua stanza d’albergo a Nairobi, e messo sul primo volo per Toronto. Odinga ha radunato i suoi e ha deciso di ricorrere per la seconda volta alla Corte suprema. La ragione oggi è dalla sua parte.


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