Unicef: sedici milioni di bambini colpiti dalle alluvioni in Asia

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Almeno 1.200 persone sono morte per le alluvioni delle ultime settimane in India, Nepal e Bangladesh e si stima che 16 milioni di bambini abbiano dovuto lasciare la loro casa a causa degli allagamenti o addirittura siano stati rimasti feriti o orfani, è quanto denuncia l’Unicef.

La situazione più pesante è in India dove oltre 31 milioni di persone, tra queste più di 12 milioni di bambini, stanno subendo le conseguenze delle alluvioni. “Circa 805.183 case – riferisce l’Agenzia dell’Onu dedicata alla tutela dell’infanzia – sono state parzialmente o completamente danneggiate e 15.455 scuole sono state danneggiate, sconvolgendo la possibilità di andare a scuola di quasi un milione di studenti”.

L’Osservatore Romano, in un recente articolo, ha parlato di “strage negli ospedali dei bambini” mettendo in luce soprattutto la drammatica situazione indiana. Il quotidiano della Santa Sede ha ricostruito la storia di silenzi e di omertà dei medici di diverse strutture, nelle quali oltre mille bambini sono morti per encefalite. Ospedali nei quali è cronica la mancanza di medicine, di macchinari adeguati ma dove pesa anche la cattiva gestione e la corruzione dilagante.

Mumbai devastata dai monsoni

In India, le strade di Mumbai si sono trasformate in fiumi quando le forti piogge monsoniche hanno colpito la capitale finanziaria dell’India. Il 29 agosto, la città ha ricevuto quasi 13 centimetri di pioggia, paralizzando i trasporti pubblici e lasciando a piedi migliaia di pendolari e di dipendenti bloccati nei propri uffici durante la notte.

Le continue frane in Nepal hanno ucciso oltre 100 persone. L’Unicef  ha lanciato un appello alla comunità internazionale per dare sostegno ai 200mila sfollati che necessitano di aiuto immediato a causa della mancanza di acqua potabile e della carenza di infrastrutture sanitarie e rifugi adeguati.

I paesi coinvolti – in particolare il Bangladesh, uno degli stati più poveri del mondo – non sono in grado da soli di far fronte alla situazione.

“Le organizzazioni che dovrebbero muoversi –  è la denuncia dei  missionari giunti da Europa e America – lo fanno con molta lentezza e intanto la gente soffre”. Ritardi si segnalano anche perché il governo aspetta a concedere il via libera alle operazioni delle organizzazioni non governative di intervenire.


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