“Basta Compiti!”: al via la sperimentazione in tre regioni italiane

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Sono diversi anni ormai che Maurizio Parodi, preside di una scuola ligure, si batte per far eliminare dalla scuola pubblica, la pratica dei compiti pomeridiani.

Basta compiti!

Ha scritto un libro, “Basta Compiti”, da cui è partita tempo fa una petizione, che è riuscita  a mobilitare tutto lo stivale, raccogliendo 25mila firme. Tantissimi gli insegnanti, ma anche i dirigenti scolastici, che si sono trovati a discutere se sia giusto o meno lasciare del lavoro da svolgere a casa ai bambini che stanno già diverse ore sui libri, durante la mattina. Per non parlare dei compiti per il weekend e per le vacanze, che spesso sono il fardello di molti genitori, costretti a rinunciare a del tempo passato fuori casa con i figli.

Cinque province dicono “si”

Centosessantasei classi di scuola primaria e scuola media, sparse in cinque province italiane, hanno deciso di aderire al progetto sperimentale che segue l’idea di Parodi. Per cui niente più compiti a casa, e niente più spese extra per gli insegnanti del dopo scuola. Suonata la campanella i bambini saranno liberi di poter scegliere insieme ai genitori come trascorrere il resto della giornata. Il progetto che vede protagonista tre regioni, Piemonte, Lombardia e Sicilia, verrà avviato nelle province di Biella, Verbania, Milano, Torino e Trapani. Un percorso nuovo, che sarà una sfida per le insegnanti, ma che porrà al centro dell’attività pedagogica il lavoro fatto in classe, mirando al consolidamento delle conoscenze attraverso metodologie alternative, sopratutto pratiche.

Metodologia inclusiva

Si tratta sicuramente di una metodologia inclusiva, che permette alle maestre e ai maestri di lavorare più a stretto contatto con tutti i bambini della classe, a cui viene richiesto in tempi brevi un riscontro degli argomenti trattati. Nessuno rimane indietro e e si impara facendo. Il progetto, partito lo scorso anno nella provincia di Biella, verrà applicato quest’anno a 40 classi della provincia di Trapani, ed è pronto per essere testato anche in Toscana, Umbria e Lazio e potrebbe portare anche a una riforma su scala nazionale.


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