Corte Ue boccia ricorso anti-ricollocamento di Slovacchia e Ungheria

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    HEGYESHALOM, HUNGARY - SEPTEMBER 22: Hundreds of migrants who arrived by train at Hegyeshalom on the Hungarian and Austrian border walk the four kilometres into Austria on September 22, 2015 in Hegyeshalom, Hungary. Thousands of migrants have arrived in Austria over the weekend with more en-route from Hungary, Croatia and Slovenia. Politicians across the European Union are holding meetings on the refugee crisis with EU leaders attending an extraordinary summit on Wednesday to try and solve the crisis and the dispute of how to relocate 120,000 migrants aross EU states. (Photo by Christopher Furlong/Getty Images)

La Corte europea di Giustizia ha respinto il ricorso di Slovacchia e Ungheria che avevano fatto appello presso la magistratura comunitaria contro la decisione del Consiglio di ricollocare in tutta Europa i rifugiati arrivati in Italia e in Grecia.

Nella sentenza i giudici spiegano che “il meccanismo contribuisce effettivamente e in modo proporzionato a far sì che la Grecia e l’Italia possano far fronte alle conseguenze della crisi migratoria del 2015”.

Con la sentenza, la Corte UE respinge integralmente i ricorsi proposti dalla Slovacchia e dall’Ungheria. L’asilo migranti può essere chiesto nel Paese ospite dopo i tre mesi.

Provvedimenti di ricollocazione

Il Consiglio dell’Unione europea ha adottato una decisione per aiutare l’Italia e la Grecia ad affrontare la marea umana di migranti che è approdata alle coste dei due Paesi. Tale decisione prevede la ricollocazione, a partire da questi ultimi due Stati membri e su un periodo di due anni, di 120mila persone in evidente bisogno di protezione internazionale verso gli altri Stati membri dell’Unione.

La Slovacchia e l’Ungheria, che, al pari della Repubblica Ceca e della Romania, hanno votato in seno al Consiglio contro l’adozione di tale decisione avevano, chiesto alla Corte di giustizia di annullarla deducendo, da un lato, motivi intesi a dimostrare che la sua adozione è viziata da errori di ordine procedurale o legati alla scelta di una base giuridica inappropriata e, dall’altro, che essa non è idonea a rispondere alla crisi migratoria né necessaria a tal fine.

La Polonia è intervenuta a sostegno della Slovacchia e dell’Ungheria, mentre il Belgio, la Germania, la Grecia, la Francia, l’Italia, il Lussemburgo, la Svezia e la Commissione sono intervenuti a sostegno del Consiglio.

La decisione del ricollocamento era stata presa nel 2015 nel pieno della crisi migratoria. La Commissione europea aveva quindi presentato un progetto di redistribuzione dei rifugiati che il Consiglio aveva approvato a maggioranza qualificata. Romania, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia si erano opposte, ma senza successo. Il programma prevede la redistribuzione di 160mila persone su un periodo di due anni. Per ora, sono stati ricollocati appena 25mila rifugiati.


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