Milano, rubati due furgoni Dhl, e scatta l’allarme terrorismo

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Tre furgoni, modello Ducato sono stati rubati nei giorni tra il 4 e l’6 settembre: hanno il logo della Dhl, la ditta di spedizioni internazionali, e sono tra i mezzi indicati come a rischio da tutti gli 007 e le forze dell’ordine del nostro paese. Negli ambienti investigativi trapela una comunicazione riservata che rilancia l’allerta terrorismo. L’ha firmata il questore di Milano Marcello Cardona.

Veicoli ritenuti a rischio per l’utilizzo negli attentati

Gli ultimi attentati sono stati messi a segno da killer che guidavano piccoli camion o van. Per questo – aggiunge Cardona – «essendo dei mezzi inseriti nella black list, vanno allertati gli equipaggi dipendenti, nell’ambito dell’attività di controllo del territorio, e va segnalata l’eventuale presenza, procedendo all’identificazione del conducente e degli eventuali passeggeri, utilizzando tutti i dispositivi di autotutela».

Le segnalazioni rispondono a una circolare del ministero che chiede di condividere tutte le informazioni su camion e furgoni dopo che tali mezzi sono stati utilizzati per commettere attentati in europa (anche se nella maggior parte dei casi, come il 17 agosto a Barcellona, i furgoni usati per gli attacchi erano stati affittati).

La strategia di contrasto e prevenzione del terrorismo, oltre alle segnalazioni sui mezzi pesanti rubati, impone agli equipaggi delle forze dell’ordine sul territorio una particolare attenzione a furgoni e camion sospetti, chiedendo un aumento dei controlli.

Precauzione e prevenzione dei rischi

L’indicazione non è la prima di questo genere, già in passato si era verificato con alcuni taxi rubati nella Capitale. Ma ora la segnalazione è più importante perché è accompagnata da uno stato di allerta generale e più circostanziato che ci arriva da alcune informazioni dell’intelligence straniera, che sembra aver allertato l’Italia riguardo a un possibile passaggio di individui considerati sospetti.
La scorsa settimana al Viminale si sono svolte due riunioni operative, una anche alla presenza del ministro Minniti, durante le quali è stato illustrato il piano antiterrorismo che dovrebbe scattare in caso di attentato.

«Non esiste rischio zero», hanno più volte ripetuto il capo della polizia e il ministro. E l’unica difesa resta un accurato controllo del territorio e la prevenzione massima. Proprio in linea con queste disposizioni si è svolta all’inizio di settembre l’operazione «Ultimo miglio». Per tre giorni la polizia ha effettuato controlli su camion, bus e furgoni: 27 mila i mezzi registrati. Nello stesso ambito sono state arrestate 24 persone, 114 sono state denunciate e 157 automezzi sono stati sequestrati.

Niente che avesse a che fare con il terrorismo, anche se l’obiettivo del pattugliamento erano i controlli sui mezzi per trasporto collettivo di persone e sui mezzi pesanti che chiedono di entrare nei centri storici delle città.

I risultati ottenuti, grazie all’impiego di 3.500 poliziotti al giorno, sono stati di 27.043 automezzi sottoposti a verifica, 32.619 persone controllate (di cui 5.634 stranieri e 6.855 con precedenti di polizia). Oltre 9.000 gli automezzi controllati al giorno e circa 10.800 le persone sottoposte a verifiche in ognuna delle giornate.


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