Nuove sanzioni contro Pyongyang: stop esportazioni e tetto su petrolio

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Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato all’unanimità la risoluzione proposta dagli Stati Uniti che prevede ulteriori sanzioni internazionali contro la Corea del Nord.

La proposta originale degli Usa, che comprendeva un blocco totale alle esportazioni di gas naturale e petrolio verso la Corea del Nord e un congelamento dei beni del leader Kim Jong-un, è stata ammorbidita per evitare di incorrere nei veti della Cina, il maggiore  partner economico della Corea del Nord, e della Russia, che era contraria all’embargo sul petrolio.

Anche così, non è detto che la risoluzione avrà il supporto di Pechino e Mosca, che in quanto membri permanenti del Consiglio di sicurezza possono bloccare le decisioni con il proprio veto. La scorsa settimana il presidente russo, Vladimir Putin, ha detto di essere contrario a uno stop ai rifornimenti di petrolio per motivi umanitari, poiché sarebbe rischioso per la popolazione. Anche il portavoce Ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, oggi ha ribadito che Pechino vuole una risoluzione che possa migliorare le prospettive di dialogo.

La Cina mira a cercare una soluzione diplomatica alle tensioni nella penisola coreana, e guarda con sospetto alle misure che rischiano di minare la stabilità del regime di Pyongyang, poiché una Corea unita sotto il controllo di Seul significherebbe trovarsi a confinare con un Paese alleato degli Usa in cui c’è una forte presenza dell’esercito americano.

Stop ad esportazioni tessili nordcoreane

Il bando sulle esportazioni tessili nordcoreane è stato pienamente approvato. Il congelamento dei beni di Kim invece è stato cancellato, e l’embargo sostituito con un tetto alle esportazioni di petrolio in Corea del Nord pari ai livelli attuali per il greggio e a due milioni di barili all’anno per i prodotti raffinati. Meno severe anche le misure sull’ispezione delle navi sospettate di trasportare carichi vietati dalle sanzioni Onu (armi, per esempio): gli altri paesi potranno ispezionare le navi che entrano ed escono dai porti nordcoreani, ma solo con il permesso dello stato di cui la nave batte bandiera.

L’ambasciatrice americana all’Onu, Nikki Haley, ha detto che le misure costeranno al regime di Pyongyang 1,3 miliardi di dollari all’anno in mancate entrate, da sommare alle precedenti sanzioni, approvate nel corso dell’estate, che costerebbero un miliardo.

Haley ha dichiarato che gli Stati Uniti “non cercano la guerra” e che “il regime nordcoreano non ha ancora passato il punto di non ritorno, se dimostrerà di poter vivere in pace, il mondo vivrà in pace con lui”.

Le minacce di Kim Jong-un

Il Ministero degli Esteri nord-coreano, in un comunicato diffuso dall’agenzia di stampa del regime, la Korean Central News Agency, ha dichiarato che  “se gli Stati Uniti faranno passare l’illegale risoluzione che introduce sanzioni più severe, la Repubblica Democratica Popolare di Corea si assicurerà che gli Stati Uniti ne paghino il prezzo”.


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