Maxi concorso da 500mila posti: governo studia operazione di turnover

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Una manovre per favorire l’occupazione giovanile e abbassare contestualmente l’età di pensionamento. In vista delle elezioni del 2018 il governo sta studiando un maxi piano per assumere 500mila persone nella pubblica amministrazione. Nei prossimi quattro anni altrettanti dipendenti statali (su un totale di 3,3 milioni) andranno in pensione: così da abbassare l’età media ai 50 anni.

Meccanismi ancora poco chiari

Non è ancora chiaro come verranno assegnati i posti. Se una parte dei 500mila saranno pescati dalle graduatorie degli oltre 150mila tra vincitori e “idonei” che hanno partecipato a concorsi precedenti e non solo attendono ancora di essere chiamati in servizio, ma rischiano di veder sfumare la speranza di entrare nella pa: salvo proroghe, infatti, il 31 dicembre le graduatorie scadranno.

Il governo intende anticipare l’uscita di chi è vicino alla pensione mettendo a punto un programma di fabbisogni e un maxi concorso per assumere nuove leve.

La riforma Madia già traccia la strada per liberare le amministrazioni da un ricambio entrate-uscite che privilegia chi ha già tanto personale. L’idea è quella di condizionare le assunzioni alla sostenibilità della spesa. Su questo fronte è già prevista una sperimentazione a livello territoriale nell’arco di un biennio.

Il sottosegretario di Palazzo Vidoni Angelo Rughetti sottolinea: “Abbiamo miliardi di euro chiusi nei cassetti del governo” perché non ci sono progetti, appunto. Intanto si dovrebbe chiudere la partita per la stabilizzazione dei precari, con in ballo 50mila posizioni. Per fine mese è attesa una circolare del ministero proprio per aiutare le amministrazioni nella predisposizione dei piani di assorbimento.

Favorevoli i sindacati

Anche per i sindacati è quindi vitale far entrare nuovo personale. “Serve un piano straordinario per l’occupazione nella Pubblica Amministrazione, con una nuova programmazione che guardi soprattutto ai giovani”, sostiene la segretaria generale della Fp Cgil,Serena Sorrentino. Secondo il segretario confederale della Uil, Antonio Foccillo, “è estremamente positivo” parlare di una programmazione delle entrate “anche per innovare la mentalità, dopo anni di blocco delle assunzioni”. “Bisogna subito prepensionare e bandire concorsi, calcolando che la stima di 500mila uscite è anche riduttiva, potrebbero infatti andare via quasi un milione di dipendenti da qui al 2020”, stima il segretario generale della Confsal Unsa, Massimo Battaglia.

I passaggi necessari

Passare dalle strategie alla pratica non è semplice, anche perché il quadro cambia da settore a settore. Nell’attesa dei «fabbisogni», negli enti locali le maglie del turnover hanno già cominciato ad allargarsi, dopo che la manovrina di primavera ha triplicato gli ingressi possibili permettendo a tutti i Comuni (a patto di rispettare i vincoli di finanza pubblica) di dedicare a nuove assunzioni il 75% dei risparmi prodotti dalle uscite.

Nell’amministrazione centrale, dai ministeri agli enti pubblici nazionali (tranne quelli di ricerca), il ricambio resta per ora ancorato al 25% anche per il 2018, ma dovrebbe salire al 100% dall’anno successivo. In un quadro come questo, già con le regole attuali è possibile stimare almeno 80mila nuovi ingressi nel 2018, al netto della scuola. Nel flusso dovranno entrare anche i circa 50mila precari “storici”, concentrati soprattutto negli enti territoriali, al centro del piano triennale di stabilizzazione in partenza da gennaio.

 


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