Al via Assemblea generale Onu, Trump chiede riforme

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Ha preso il via, a New York, la 72° Assemblea generale dell’Onu, alla presenza dei rappresentati di 193 Paesi.  Tra i principali temi sul tavolo ci sono la riforma delle Nazioni Unite proposta dagli Usa, le ambizioni nucleari  della Corea del Nord, il patto sul nucleare iraniano, la pulizia etnica nei confronti dei Rohingya in Myanmar, i cambiamenti climatici e il ritiro degli Usa dal trattato di Parigi.

Trump: meno burocrazia, concentrarsi su persone

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha aperto la settimana di lavori con un incontro di Alto Livello sulla riforma dell’Onu, in cui ha dichiarato che l’organizzazione dovrebbe “concentrarsi piu’ sulle persone e meno sulla burocrazia”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario generale delle Nazioni Unite, il portoghese Antonio Guterres, anche lui a favore di una semplificazione. “Qualcuno mi chiede cosa mi tiene sveglio la notte – ha detto durante l’incontro – E’ la burocrazia”. Guterres ha proposto “un’ampia e audace agenda di riforme” per una “Onu del ventunesimo secolo”, più focalizzata sui risultati.

Inoltre, come aveva gia’ fatto per la Nato, Trump ha parlato di  redistribuzione delle spese. “Dobbiamo assicurare che nessuno Stato membro si faccia carico di una quota sproporzionata, sia dal punto di vista militare sia da quello  finanziario”, ha affermato. Gli Usa sono il principale contributore delle Nazioni Unite, coprendo il 22% del budget principale, che ammonta complessivamente a 5,4 miliardi di dollari. Washington finanzia anche il 28,5% del budget per le operazioni di peacekeeping, che arriva a 7,3 miliardi, e per quest’anno ha chiesto un taglio di 600 milioni.

L’ambasciatrice americana all’Onu, Nikki Haley, ha detto che 128 Paesi su 193 hanno firmato il documento sulla proposta di riforma preparato dagli Usa. Gli Stati firmatari “si impegnano a ridurre la duplicazione dei mandati, la ridondanza e la sovrapposizione tra i principali organi delle Nazioni Unite”, e chiedono al segretario generale di “perseguire riforme di gestione efficaci e centrali sul campo”.

La Corea del Nord

Martedì Trump terra’ il suo primo discorso da presidente davanti all’Assemblea Generale e la questione della Corea del Nord sara’ di sicuro uno dei punti principali. La settimana scorsa il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha adottato una nuova tornata di sanzioni in risposta al sesto test nucleare nord-coreano, ma Pyongyang non da’ segno di voler cambiare rotta, e venerdi’ ha effettuato un nuovo lancio missilistico che e’ passato sopra il territorio del Giappone.

Giovedì Trump avrà un vertice a tre con con gli alleati degli Usa nella regione: il premier giapponese, Shinzo Abe, e il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, i quali appoggiano una linea dura contro Pyongyang. Russia e Cina, invece, spingono per una soluzione diplomatica e hanno usato il loro peso nel Consiglio di Sicurezza per ottenere sanzioni meno severe.

L’accordo sul nucleare in Iran

Sul tavolo anche l’accordo sul nucleare iraniano, che sembra messo in pericolo dalla posizione critica della Casa Bianca. L’accordo, firmato nel 2015 da Teheran con il gruppo dei “5+1”, cioè i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu (Regno Unito, Francia, Stati Uniti, Russia e Cina) più la Germania, ha sospeso parte delle sanzioni internazionali contro la repubblica islamica, che in cambio ha accettato di limitare il suo programma nucleare e permettere controlli periodici sulle proprie istallazioni nucleari. Trump lo ha definito “il peggior patto mai negoziato”, ma finora non ha tentato attivamente di disfarlo. Ad Ottobre, tuttavia, il presidente dovrà certificare davanti al Congresso Usa che l’Iran sta rispettando i termini dell’accordo, e potrebbe scegliere di dichiarare Tehran non più conforme.

Lunedì Trump ha discusso la questione con il premier israeliano, Benjamin Nethanyau,  che è fortemente contrario all’accordo del 2015, e con il presidente francese, Emmanuel Macron, che invece mira a salvaguardarlo. Martedì, a margine dell’Assemblea, si incontreranno i ministri degli esteri dell’Iran e degli altri sei Paesi firmatari.

La pulizia etnica dei Rohingya

La persecuzione della minoranza musulmana dei Rohingya in Myanmar, che nelle scorse settimane ha costretto quasi 400.000 persone a fuggire in Bangladesh, è stata definita dal segretario generale Guterres un’operazione di pulizia etnica. Sempre a margine dell’Assemblea, il ministro degli Esteri britannico, Boris Johnson, ha ospitato un incontro a porte chiuse con i rappresentanti dei Paesi interessati.

Il clima

Per quanto riguarda il clima, la posizione dell’amministrazione Trump non e’ cambiata: o l’accordo di Parigi sara’ rinegoziato, con termini più favorevoli agli Usa, o Washington si ritirerà. Lo ha ribadito stamattina il capo-consigliere economico della Casa Bianca, Gary Cohn, che lunedì mattina ha ricevuto una dozzina di ministri dell’Ambiente per discutere di cambiamento climatico e sicurezza energetica. 


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