Caporalato, paghe diverse a seconda del colore della pelle

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Torna alla cronaca un altro caso di caporalato ai danni degli immigrati. Già a maggio scorso, si scoprì che l’operazione denominata “Accoglienza” sfruttava migranti in un centro di accoglienza di Camigliatello Silano. Oggi, un nuovo caso, ancora a Cosenza, ma stavolta ad Amantea. Due fratelli sono stati accusati e gli sono stati sequestrati beni per un totale di due milioni di euro.

L’operazione che ha portato all’arresto dei due uomini ha il nome di “Lavoro Sporco”. Il giudice delle indagini preliminari di Paola, su richiesta della Procura, ha disposto gli arresti domiciliari i due fratelli, di 48 e 41 anni. Inoltre sono stati apposti i sigilli alla loro azienda e ad altri beni di loro proprietà.

Come funzionava il caporalato

Secondo le ricostruzioni dei carabinieri, i rifugiati, principalmente provenienti dalla Nigeria, Gambia, Senegal e Guinea Bissau venivano presi in una parallela del Centro di Accoglienza  e accompagnati al lavoro nell’azienda agricola dei due arrestati. Insieme agli africani, c’erano alcuni, lavoratori in “nero” provenienti anche dalla Romania e dall’India.

Condizioni degradanti

A secondo del loro colore della pelle venivano pagati di più o di meno. I bianchi venivano pagati 10 euro in più degli africani: 35€ al giorno anziché 25€. Le condizioni di lavoro erano, però, pessime: dormivano tutti in delle baracche, mangiavano a terra e venivano strettamente sorvegliati.


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