Il Kurdistan vota per l’indipendenza, ma Iraq e Turchia non ci stanno

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Kurdistan al voto e i risultati anche se ancora non definitivi parlano del 90% dei curdi iracheni che ha votato a favore dell’indipendenza della regione del Kurdistan da Baghdad. Secondo i dati provvisori diffusi dall’emittente curda Rudaw, il ‘sì’ ha ottenuto poco più del 93% delle preferenze.

Un referendum incostituzionale

Il premier iracheno Haider al-Abadi  ha affermato che il governo di Baghdad non è disposto a colloqui riguardo i risultati del voto, un referendum definito “incostituzionale”. Ieri sera la commissione elettorale di Erbil ha reso noto che ha votato il 72,16% degli aventi diritto, circa 4,5 milioni di curdi secondo l’ultimo dato ufficiale.

A Erbil, dopo la chiusura dei seggi, molti curdi sono scesi in strada per celebrare il voto. Nella notte è intervenuto sulla tv di Stato  “Non siamo disposti a discutere o ad avere un dialogo riguardo i risultati del referendum perché è incostituzionale”, ha detto Abadi.

Allerta a Bagdad e Ankara

Il presidente Massoud Barzani vuole consolidarsi in vista del voto politico di novembre. Oltre ad Ankara, a opporsi ferocemente all’indipendenza c’è Teheran. Difficile dunque pensare a una secessione pacifica. Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha manifestato preoccupazione per le “possibili conseguenze destabilizzanti” della consultazione, insistendo sul “dialogo” per risolvere le questioni aperte tra Baghdad e il governo regionale del Kurdistan.

 

A fare paura non è tanto la reazione di Bagdad quanto quella delle potenze confinanti che potrebbero tagliare le esportazioni verso il Kurdistan, come già minacciato da Ankara. «Importiamo il 90% dei prodotti dall’estero, vorrei proprio sapere come faremmo a sopravvivere se Iran e Turchia dovessero chiudere i cordoni della borsa». Come se non bastassero le preoccupazioni per il futuro, a esacerbare gli animi dei curdi di «Suli» ci sono anche antiche rivalità politiche e di appartenenza tribale.


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