Omicidio di Legnano, confessa il cognato: “Picchiava mia sorella”

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Svolta nell’omicidio a Legnano. Ha confessato il cognato della vittima. “Picchiava senza pietà mia sorella, era arrivata al limite della sopportazione “. Prima dell’omicidio c’è stata una lite in cui l’assassino è riuscito a disarmare il compagno della sorella e a fare fuoco, sette volte, uccidendolo all’istante.

La confessione

Ha confessato nel corso della notte il fratello della fidanzata di Gennaro Tirino, ucciso mercoledì mattina, in via Torquato Tasso, a Legnano. L’omicida è un ventottenne di Legnano, Antonio Calello, di professione meccanico: davanti ai carabinieri di Legnano e al sostituto procuratore della Repubblica di Busto Arsizio, Nicola Rossato, ha raccontato di aver vendicato le gravi violenze e percosse subite dalla sorella durante la convivenza saltuaria che i due avevano da poco.

L’ultimo grave episodio il 25 settembre scorso, quando la ragazza era finita in ospedale perché presa a calci e pugni; questo è ciò che ha scatenato la reazione del giovane, a cui però non è stata contestata la premeditazione.

Il fratello della donna che lo aveva denunciato quattro giorni fa per maltrattamenti. Il movente sarebbe appunto legato alle violenze domestiche denunciate dalla donna, convivente della vittima fino a lunedì scorso, quando era tornata a vivere dai suoi.

La ricostruzione del delitto

Gennaro Tirino e il reo confesso Antonio Calello, si sono incontrati a Legnano ieri mattina e, al culmine di una lite per la violenta aggressione subita pochi giorni fa dalla sorella dell’uomo arrestato, Tirino avrebbe estratto una pistola in suo possesso, minacciando il 29 enne e tutta la sua famiglia di morte. A quel punto il giovane avrebbe reagito, riuscendo a strappargliela di mano e sparare. Nella perquisizione in casa del fermato, sono stati trovati in un paio di pantaloni tre proiettili inesplosi calibro 7.65.

Calello è poi fuggito, nascondendo la sua auto in una carrozzeria dell’alto milanese, poi rintracciata ieri dai carabinieri. La vittima, inserita in un contesto criminale vicino allo spaccio di droga, oltre a precedenti penali per droga e una condanna a 5 anni per violenza sessuale sulle due figlie di 13 e 17 anni della ex convivente, spesso faceva ritorno della sua abitazione di Castellanza, dove risulta residente.

 


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