Nuove regole per il 41 bis: rendere omogeneo il regime nelle carceri

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Dopo 25 anni dall’introduzione del 41 bis, meglio noto come il regime di carcere duro, arrivano nuove regole. Si tratta di dieci norme per regolare la vita dei detenuti con il 41 bis e stabilire con precisione quali sono i loro diritti e i loro doveri.

Le nuove norme sono contenute in una circolare firmata a Palermo da Roberto Piscitiello, a capo della Direzione generale dei detenuti, da Santi Consolo, direttore del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, e condiviso con Franco Roberti, Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo.

Rendere omogeneo il 41 bis nella carceri italiane

Il provvedimento sarà valido per tutti gli istituti di pena ed è nato proprio per rendere omogeneo il regime del 41 bis in tutte le carceri italiane. La circolare, infatti, arriva dopo 25 anni dall’introduzione del carcere duro per i mafiosi e i terroristi, regime sorto a seguito della strage di Capaci.

“Si tratta – ha sottolineato il ministro della Giustizia, Andrea Orlando – di un provvedimento frutto di un’interlocuzione con la procura Antimafia, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e il Garante per i detenuti che dà omogeneità all’applicazione del 41 bis, evitandone ogni forma di arbitrio e di misure impropriamente afflittive. Bisogna, infatti, sempre ricordare che le restrizioni inflitte dal 41 bis non sono una pena aggiuntiva, ma uno strumento teso a isolare i boss, separandoli dal resto dell’organizzazione e riducendone così il potere criminale”.

Cosa cambierà

Introdotto il diritto ad avere libri e altro materiale per motivi di formazione e infine l’obbligo, per i direttori del carcere, di rispondere alle richieste dei condannati entro un tempo stabilito. Una possibilità per i detenuti di mantenere le relazioni con le famiglie, di ‘riscattarsi’ e di rinnegare ogni associazione criminale.

Il telecomando del televisore della cella in cui si possono vedere solo le reti nazionali, «dovrà essere sigillato e piombato al fine di evitarne la manomissione, e frequentemente controllato» dalla polizia penitenziaria; questo perché qualcuno è riuscito a collegarsi con una tv locale campana dove scorrevano messaggi inviati dal pubblico, possibile canale di comunicazione con l’esterno.

Lo stesso i giornali locali, vietati per impedire che i boss si informino «sulle vicende connesse al clan criminale ovvero per verificare l’avvenuta esecuzione dei propri ordine veicolati all’esterno».

I libri non possono essere acquistati perché andrebbero controllati riga per riga dal personale, e si potranno leggere solo quelli della biblioteca del carcere; via libera alle fotografie da tenere in cella, fino a trenta e «di dimensione non superiore a 20×30 centimetri»; il barbiere è previsto una volta al mese con precise prescrizioni e perquisizioni ogni volta che entra e esce.

Aumentato il numero dei colori che può tenere con sé chi disegna o dipinge; le ciabatte ai piedi sono consentite solo in cella o per andare alle docce, ma sono vietate quelle con la suola alta che «si presta a manomissioni o occultamenti di vario genere».

Si possono comprare vestiti, purché «di modico valore, in quanto il vestiario lussuoso potrebbe manifestare una condizione di superiorità su altri detenuti». Come l’acquisto di cibo in più rispetto a quello passato dall’amministrazione, consentito «sempre che non si tratti di beni di carattere voluttuario e/o tali da manifestare una posizione di potere e supremazia del detenuto».


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