Sindaco di Riace simbolo dell’accoglienza è indagato per truffa

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Il sindaco di Riace Domenico Lucano, da sempre ritenuto simbolo dell’accoglienza e dell’integrazione è indagato dalla procura di Locri per truffa, concussione e abuso d’ufficio. Pe lui, la Guardia di Finanza, ha imposto l’obbligo di firma dopo aver ha perquisito gli uffici del Comune e l’abitazione privata del primo cittadino nel 2016 inserito, dalla rivista Fortune, tra i 50 uomini più influenti al mondo.

Illeciti nell’inserimento degli immigrati

I magistrati della procura di Locri indagano su presunti illeciti commessi da Lucano nella gestione dei progetti per l’inserimento degli immigrati. L’accusa, in particolare, riguarderebbe i finanziamenti dello Stato e dell’Unione Europea non «rendicontati a sufficienza e fatture delle spese sostenute nel 2014 non giustificate».

Indagato anche Fernando Antonio Capone, presidente dell’associazione «Città futura don Pino Puglisi», la prima associazione sorta a Riace proprio per gestire i profughi. Le perquisizioni degli uomini delle Fiamme Gialle hanno interessato anche le cooperative Città Futura, e le associazioni «Los Migrantes, Lampedusa, Centro Italiano di protezione civile SS. Medici, Girasole, Riace accoglie e Welcome».

I finanzieri hanno inoltre perquisito l’abitazione di Lemiem Tesfahun, una operatrice dei progetti di accoglienza. Agli indagati sono stati sequestrati computer, smartphone, telefonini «al fine di rilevare il passaggio di dati relativi alle ipotesi di reato».

 

Si parla di modello Riace inventato dal sindaco

Il modello Riace ideato dal Sindaco è conosciuto in tutto il mondo. In questo angolo di Calabria vive una comunità multietnica. Centinaia di profughi giunti da ogni parte hanno trovato qui ospitalità e dignità. Proprio per illustrare al mondo le caratteristiche e l’impegno umanitario di Lucano, quest’estate Rai fiction ha realizzato il film «Tutto il mondo è paese» con Beppe Fiorello che interpreta il ruolo di Mimmo Lucano.

Il sindaco nei mesi scorsi aveva denunciato di essere stato lasciato solo e senza fondi, nella gestione dei migranti, nell’indifferenza delle istituzioni. Domenico Lucano è al suo terzo mandato di sindaco e non potrà più essere ricandidato. Molti si interrogano cosa ne sarà di questa comunità crocevia di etnie e popoli alla fine del suo mandato.

Legittimità di bonus e borse lavoro

In discussione c’è la legittimità dei ‘bonus’ e delle ‘borse lavoro’, gli strumenti rivoluzionari congegnati a Riace per utilizzare in modo diverso i 35 euro giornalieri concessi dallo Stato per la gestione dei richiedenti asilo e ovviare ai ritardi strutturali con cui i fondi vengono trasferiti.

A Riace i migranti sono ospitati nelle case disabitate del paese, concesse loro in comodato d’uso gratuito, e i soldi stanziati dal ministero vengono girati a cooperative che danno la possibilità ai migranti di imparare un mestiere tramite ‘borse lavoro’, che assicurano loro un piccolo stipendio. I ‘bonus’ – una sorta di buoni che possono essere usati negli esercizi commerciali convenzionati – servono invece per consentire ai richiedenti asilo di fare acquisti e provvedere personalmente alla gestione dell’economia domestica.

“È un modo di responsabilizzare queste persone e farle sentire esseri umani adulti, una strada diversa da un modello puramente assistenziale” ha sempre spiegato Mimmo Lucano, che già nei mesi scorsi aveva parlato di vero e proprio “attacco al modello Riace”. In più, ha chiarito più volte il sindaco “con i bonus evitiamo di sovvenzionare le banche. Molte amministrazioni sono costrette a contrarre prestiti per anticipare i fondi che vengono erogati con molto ritardo. Spesso sono a tassi agevolati, ma non ritengo giusto usare i fondi pubblici per pagare le banche. Con i buoni, noi permettiamo ai profughi di fare acquisti, aiutando anche le piccole realtà locali a restare in vita, e quando i soldi arrivano ripianiamo i debiti”.


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