Truffa e corruzione ai danni di Invitalia: otto persone ai domiciliari

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Otto persone sono finite ai domiciliari con l’accusa di essersi intascate i finanziamenti di Invitalia, l’agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo, controllata dal ministero dell’Economia senza averne i requisiti.

Le accuse sono di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, rivelazione del segreto d’ufficio e accesso abusivo al sistema informatico.

La truffa

Il gruppo cercava di ottenere illecitamente finanziamenti pubblici attraverso la presentazione di richieste di finanziamento create ad hoc, stilate sulla base di indicazioni ricevute grazie alla corruzione di un dipendente di Invitalia infedele, Luigi Napoli.

Tra loro l’ex consigliere comunale di Roma capitale Ignazio Cozzoli finito ai domiciliari nell’ambito dell’operazione della polizia denominata «Pecunia non olet».

Sono indagati per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di una molteplicità di truffe aggravate per il conseguimento di erogazioni pubbliche, corruzioni per atti contrari ai doveri d’ufficio, rivelazioni ed utilizzazioni di segreti d’ufficio, nonché il solo Luigi Napoli anche per il reato di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico con l’aggravante di rivestire la qualifica di pubblico ufficiale.

In concomitanza con il provvedimento restrittivo emesso dal Gip, sono state eseguite perquisizioni delegate presso le abitazioni e gli uffici degli indagati, compreso lo studio legale dell’avvocato Francesco Capoccia, nonché presso la sede dell’Ente Invitalia, attività che ha consentito l’acquisizione di ulteriori elementi di riscontro.

L’indagine

L’indagine durata un anno e mezzo è nata dalle intercettazioni telefoniche e ambientali che davano prova dell’interesse dei soggetti alle erogazioni pubbliche di Invitalia. I personaggi scambiavano informazioni con una distinzione dei ruoli ben definita: la finalità era quella di ottenere i finanziamenti pubblici. Le tangenti pattuite erano somme di denaro erogate e promesse. Il denaro effettivamente dato è pari a circa 600 euro, e quello promesso era invece pari a 70 mila euro.

 


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