Omicidio della giornalista maltese: scende in campo l’FBI

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Per indagare sull’omicidio della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, avvenuta per mezzo di un’autobomba il 16 ottobre sull’isola, è scesa in campo l’Fbi insieme ad altri servizi di sicurezza europei affinché sia fatta verità e giustizia.

Il premier di Malta, Joseph Muscat ha dichiarato che “non avrà un attimo di riposo fino a quando non saranno assicurati alla giustizia i mandanti e i responsabili”.

Le accuse del figlio della giornalista

Le accuse di Matthew Galizia “Mia madre è stata assassinata perché era per lo Stato di diritto contro chi vuole violarlo. Ecco dove siamo: in un Paese mafioso dove puoi cambiare gender sulla carta di identità ma vieni ridotto in pezzi se eserciti le tue libertà”, aveva scritto Matthew Galizia, citato da Times of Malta. “Mentre quel clown di Muscat parlava ieri in Parlamento di una cronista che ha demonizzato per un decennio, un sergente di polizia ha scritto su Facebook: ‘Ognuno ha quello che si merita, letame di mucca'”.

L’autobomba

C’è un testimone oculare del delitto che ha dichiarato di aver sentito due esplosioni: una più piccola ed una più grande, quella che ha ridotto in mille pezzi l’auto della giornalista. Il primo forte rumore sentito potrebbe essere stato il detonatore che ha fatto scattare l’esplosivo piazzato nella vettura, sostengono gli esperti interpellati dalla stampa maltese.

La collega maltese è stata uccisa in nome del dissenso proibito dopo che le sue inchieste puntuali, precise e dettagliate, hanno smascherato i “Panama papers” maltesi”. Così l’Ordine nazionale dei giornalisti in una nota dove si sottolinea che “Daphne ha avuto l’unica “colpa” di avere svolto con professionalità il suo mestiere e di avere cercato di scoprire con puntigliosa determinazione le verità nascoste”.

Le sue inchieste hanno svelato l’esistenza di conti panamensi,nei quali una società della moglie del premier laburista maltese ha visto affluire un milione di dollari dalla figlia del dittatore azero, soldi transitati da una banca maltese al 60 per cento di proprietà di altri esponenti di quel regime autoritario. Una banca in territorio europeo era così diventata centrale di riciclaggio di tangenti e altri capitali sporchi.

Ma Daphne Caruana Galizia non aveva riguardi per i potentiinterlocutori istituzionali, indipendentemente dal loro colore politico. In alcuni dei suoi ultimi articoli, ad esempio, racconta dell’incredibile amicizia “come sorelle” della moglie del leader dell’opposizione maltese con la consorte di un narcotrafficante appena arrestato, e dell’inspiegabile sfarzo dei suoi abiti da cerimonia.

 


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