Scarcerato uomo che uccise con la sua auto: concessi i domiciliari

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Sono stati concessi i domiciliari a Franko della Torre, il 33enne che con il suo suv il 30 aprile scorso travolse l’auto di Livio Chiericati e fuggì lasciando agonizzante il 57enne, morto poi in ospedale. L’uomo è stato condannato a 7 anni e mezzo di reclusione, ma il giudice ha accolto l’istanza della difesa di concessione dei domiciliari. L’uomo dovrà comunque restare nel carcere di San Vittore, finché non sarà disponibile un braccialetto elettronico.

Lanciato a 130 Km/h ed è passato con il semaforo rosso

Da una perizia si è accertato che Della Torre stava guidando a 130 chilometri orari prima di passare con il rosso, già scattato da 9 secondi, all’incrocio tra viale Monza e viale dei Popoli Uniti e investire l’auto di Chiericati, che stava andando a lavorare.

L’uomo è stato prima condannato con rito abbreviato, con lo sconto di un terzo sulla pena, per omicidio stradale aggravato dalla fuga e per non aver prestato soccorso. Ora, il giorno dopo, è stata decisa la scarcerazione. Il giudice ha motivato la decisione dicendo che l’imputato «ha già trascorso in carcere quasi sei mesi e che la misura cautelare degli arresti domiciliari con tanto di braccialetto elettronico – e quindi con una forma di controllo costante su di lui – appare allo stato adeguata, anche per contenere il pericolo di reiterazione del reato».

Della Torre, con precedenti penali per reati contro il patrimonio, dopo lo schianto e un primo accenno di fuga era tornato in macchina per prendere il cellulare, stando al racconto di un testimone, e poi era scappato a piedi. Secondo la ricostruzione della Procura, andò a casa e poi in ospedale per farsi curare le lievi ferite: proprio lì era stato arrestato dagli agenti.

Una tragedia che coinvolge due famiglie

Sono due le famiglie investite da questa tragedia. L’automobilista investito, che all’alba di una domenica stava andando a lavorare in un piccolo esercizio commerciale, ha lasciato la moglie e due figli gemelli. L’investitore, oltre alla moglie, ha quattro figlie piccole, e nel corso di dichiarazioni spontanee in udienza, rese tra le lacrime e con la richiesta di perdono, ha accennato a come nei giorni immediatamente successivi all’incidente le bambine non uscissero più di casa per la vergogna.

Sulla dinamica dei fatti, e soprattutto sulla velocità folle in viale Monza, l’imputato non ha invece detto nulla in udienza: al momento dell’arresto, mesi fa, aveva raccontato di avere litigato con la moglie la sera precedente, di aver passato la notte fuori in un locale, di aver bevuto a cena solo due bicchieri (infatti il tasso alcolemico non era fuorilegge), di aver fatto colazione alle cinque del mattino, e di essere poi stato vittima di un colpo di sonno.


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