Loving Vincent, il film avanguardista e sperimentale su Van Gogh

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Loving Vincent è un film di animazione-drammatico del 2016, diretto da Dorota Kobiela e Hugh Welchman.

Trama

Nella Francia del 1891, il giovane Armand Roulin riceve dal padre postino l’incarico di recapitare una lettera a Theo van Gogh, fratello del pittore olandese che da poco si è tolto la vita. Armand si reca a Parigi, dove però non riesce a rintracciare Theo; intraprende dunque una ricerca che lo porta ad incontrare persone e luoghi fondamentali nella vita di Vincent van Gogh, scoprendone poco a poco la vita tormentata e la straordinaria opera che ha saputo produrre.

Nato come cortometraggio finanziato su Kickstarter, ideato per ragioni personali e di studio dalla regista Dorota Kobiela, Loving Vincent si è tramutato in un lungometraggio da lei codiretto col producer Hugh Welchman, in una coproduzione anglopolacca.

Gli autori hanno chiesto a dei pittori di ricalcare fotogramma per fotogramma riprese dal vero di attori in un teatro di posa, oppure di ambienti e movimenti di macchina in una CGI spartana, ricoperta poi dai dipinti. Un effetto che ricorda due passate sperimentazioni nel mondo dell’animazione: i dipinti su vetro vincitori dell’Oscar di Aleksandr Petrov e, per l’utilizzo in rotoscoping di attori anche riconoscibili, A Scanner Darkly di Richard Liklater, che era più automatizzato nel processo.

La vicenda è strutturata come un giallo d’inchiesta, dove al termine, più che un colpevole umano, avremo una risoluzione emotiva. Avremo in mano la colpevolezza di un male di vivere che nel caso di Van Gogh fu canalizzato e solo in parte esorcizzato nelle intuizioni artistiche.

Artistico ma non criptico, informativo ma non didascalico, Loving Vincent si mantiene interessante e umile, gradevole non solo per chi aprezzi il cinema sperimentale.

 


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