La stupra e la “presta” agli amici, il padre non farà un giorno di carcere

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Stupra la figlia e nemmeno un giorno di carcere. Non ci andrà il padre di Conegliano (Treviso) condannato in primo e secondo grado per aver stuprato la sua bambina che allora aveva otto anni, addirittura “concedendola” anche agli amici del bar. Questo nonostante la sua colpevolezza sia stata riconosciuta dai giudici d’Appello, che lo hanno condannato a risarcire la giovane vittima.

Stupra la figlia, nemmeno un giorno di galera

Secondo quanto riporta il Corriere del Veneto, i primi abusi risalirebbero al 1995, quando la piccola aveva solo otto anni. L’uomo, che si era appena separato dalla madre della bambina, trascorreva i fine settimana con la figlia. Invece di occuparsi di lei, però, la costringeva a umiliazioni e violenze. “Andiamo alle giostre”, le diceva. Poi la portava a casa e qui iniziavano le minacce e gli abusi. Il padre, inoltre, “cedeva” la piccola agli amici del bar per sottoporla a ulteriori molestie.

I giudici di primo grado hanno creduto al suo racconto e condannando il padre a dieci anni di carcere. Nonostante la sua colpevolezza sia stata riconosciuta anche in Appello, i giudici hanno decretato il non luogo a procedere. Il processo è durato troppo a lungo, raggiungendo i termini della prescrizione. Il pedofilo non andrà in carcere, né potrà essere processato per lo stesso reato.

La prescrizione è uno schiaffo per la figlia, che ancora cerca di superare quel trauma. Per lei è impossibile dimenticare le violenze. Era appena una bambina quando il papà, che da poco si era separato dalla madre, ha iniziato ad abusare di lei, trascinandola in un baratro di violenza e minacce. Lo ha raccontato lei stessa in aula, durante il processo di primo grado, ricostruendo senza mai contraddirsi gli anni di violenze subite nei fine settimana che trascorreva con il padre. L’uomo, all’epoca 46enne, beveva e quando era ubriaco diventava violento. Andava a prenderla e le diceva: “Andiamo alle giostre”. Invece, la porta a casa e la stupra. Il 31 ottobre del 1995 la prima violenza. Lei aveva otto anni e il suo mondo crollò.

Le confessioni dello stupro

Parlarne con qualcuno è stato impossibile per molto tempo, perché il padre le intimava di non dirlo a nessuno. Così ha subito per anni non solo i suoi abusi, ma anche quegli degli amici del bar al quale il padre “la cedeva”. Lasciava che la toccassero e si spingessero oltre. Un incubo finito quando l’uomo si è risposato, nel 2003. Per la figlia è così iniziato un percorso di elaborazione che l’ha portata, pian piano, ad aprirsi quindi con il fidanzato, poi con la madre e i fratelli che l’hanno convinta a denunciare il padre. Al processo, assistita dall’avvocato Aloma Piazza, ha raccontato tutto e i giudici l’hanno ritenuta credibile, condannando l’uomo a 10 anni di carcere. Ma in cella l’orco non ci andrà. Una storia triste che diventa ancora più amara alla luce della sua evoluzione giudiziaria e che potrebbe non essere l’unica. Quella sentenza delle Sezioni Unite, infatti, potrebbe graziare altri stupratori


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