Auto sulla gente a New York, 8 morti e 12 feriti: preso l’attentatore

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Attentato terroristico a  New York, dove un auto si è scagliata sulla folla invadendo la pista ciclabile, si parla di almeno 8 morti e diversi feriti.

L’uomo ha urlato “Allah Akbar”

Il New York Times riferisce che alle 15 locali (le 21 in Italia) un veicolo, un pick-up noleggiato da Home Depot, si è schiantato contro un gruppo di ciclisti su una ciclabile lungo l’Hudson per poi finire contro uno scuolabus della Stuyvesant High School nella zona meridionale di Manhattan. La Cnn riferisce che l’uomo ha gridato “Allah Akbar” (Allah è il più grande), l’inno di battaglia dei terroristi islamisti.

Arrestato il guidatore

Il sospetto è stato arrestato e aveva con sé un’arma finta. Sarebbe infatti sceso dal furgone con cui ha travolto i ciclisti con in mano un’arma giocattolo, urlando.

Dopo aver terminato la sua folle corsa è sceso con in mano una sparachiodi e una pistola ad aria compressa. Un poliziotto, Ryan Nash, gli ha sparato all’addome dopodiché l’attentatore è stato arrestato. Sottoposto a intervento chirurgico, non sarebbe in pericolo di vita.

Il sindaco Bill De Blasio si è immediatamente recato sul luogo della strage. La polizia di New York ha isolato la zona tra Chambers Street e West Street teatro dell’incidente e non è alla ricerca di eventuali complici.

Chi è l’attentatore

L’attentatore è stato identificato, si tratta del 29enne uzbeko Sayfullo Habibullaevic Saipov. E’ lui l’uomo che si scagliato contro un gruppo di ciclisti e passanti a Manhattan vicino al World Trade Center: viveva negli Usa dal 2010 con una “green card” (l’autorizzazione permanente a risiedere negli Stati Uniti).

Saipov aveva una patente della Florida ma viveva con la moglie e tre figli a Patterson in New Jersey, lo Stato al di la’ dell’Hudson rispetto a Manhattan, dove il 29enne ha noleggiato il pick-up da Home Depot, che ha usato come arma.

Saipov ha anche vissuto in Ohio. Era un autista di Uber, Lo ha reso noto la stessa società aggiungendo di stare collaborando con l’Fbi e che nulla nel suo comportamento aveva lasciato sospettare qualcosa.


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