Stipendi pubblici, dal 2010 potere d’acquisto diminuito del 12,8%

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Stipendi pubblici, dal 2010 buste paga diminuite del 12,8%. Lo stipendio medio reale nella scuola ha perso il 12,4% del proprio potere d’acquisto, quello dei tecnici dell’università invece ha lasciato per strada l’11,8%.

Nello stesso periodo, la busta paga nelle Autorità indipendenti (Antitrust, Privacy, Energia eccetera) è cresciuta del 7,6%, negli enti pubblici come il Cnel o DigitPa è aumentata del 7%.

I dati dell’Aran, l’agenzia che rappresenta la Pa come datore di lavoro, sull’evoluzione degli stipendi negli uffici pubblici offrono un termometro per misurare gli effetti della crisi di finanza pubblica nei diversi rami della nostra amministrazione.

Scuola, Regioni, enti locali, ministeri, sanità ed enti di ricerca hanno pagato alla crisi un prezzo più o meno pesante, mentre in generale è andata molto meglio alle aree più piccole, da centinaia di dipendenti e spesso coperte dallo scudo efficace dell’autonomia.

Un dato è allarmante: nell’Italia ordinaria lo stipendio medio di Regioni ed enti locali si ferma a 29.057 euro lordi all’anno, dove l’Autonomia è “speciale” diventa speciale anche la busta paga: 35.345 euro, cioè il 21,6% in più.

Stipendi pubblici, soffre la scuola

La scuola è il settore più penalizzato all’interno della pubblica amministrazione. Si tratta del comparto più numeroso all’interno della Pa, il più colpito dalle misure anti-crisi. Anche il destino di questo strumento si incrocia però con il rinnovo contrattuale: nella scuola la riscrittura delle intese nazionali costa 1,6 miliardi, e la ricerca di risorse guarda in tutte le direzioni, compreso il bonus e i 200 milioni da distribuire in base al “merito”. A scuola è atteso anche il primo passo che avvicinerà gli stipendi dei presidi a quelli degli altri dirigenti pubblici, con un aumento che entro il 2020 dovrebbe arrivare a 400 euro e che fa storcere il naso agli insegnanti.


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