La crisi del pandoro di Verona: Bauli e Melegatti in pericolo

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Il Natale 2017 verrà ricordato come quello “della crisi dei pandoro”. Infatti, Bauli e Melegatti, due delle maggiori aziende italiane produttrici del dolce veronese, sono sull’orlo del baratro.

Per cercare nuovi stimoli, Bauli ha aperto il 3 novembre la sua prima fabbrica di croissant a Baramati in India, con un investimento iniziale di 34 milioni di euro: è il primo passo di un piano complessivo da 80 milioni in 5 anni. È quanto afferma un portavoce del Gruppo di Castel d’Azzano, presente nel Paese asiatico dal 2009 in joint-venture con Dream Bake.

“Questa è il nostro primo impianto di proprietà completamente fuori dall’Italia”, ha dichiarato il vicepresidente esecutivo del gruppo Michele Bauli. L’amministratore delegato Stefano Zancan ha poi specificato che il gruppo prevede di fare dell’India nei prossimi tre anni il secondo più grande mercato, proprio dopo quello italiano. Il nuovo impianto è in grado di sfornare 12 mila tonnellate di croissant, che diventeranno 17 mila a regime. Attualmente Bauli è presente in 70 paesi con circa 200 prodotti e l’ad Zancan non ha nascosto la volontà di crearne di nuovi: “Il mercato dei biscotti è molto saturo e non vogliamo fossilizzarci. Stiamo pensando di lanciare dei dolci morbidi il prossimo anno, ma guarderemo anche altri prodotti possibilmente nel segmento salato”.

Presidio permanente dei lavoratori della melegatti

Quanto a Melegatti, continua il presidio permanente dei lavoratori dello storico stabilimento di San Giovanni Lupatoto (l’azienda è stata fondata nel 1894, il pandoro è stato in pratica “inventato” da Melegatti). La produzione è ferma da mesi e si rischia la chiusura. Un’ipotesi in campo è quella del concordato preventivo. Il 30 ottobre doveva essere il giorno della svolta con l’assemblea dei soci. Tutto rimandato al 6 novembre. Intanto i dipendenti sono senza stipendio da tre mesi. Nella nuova assemblea dei soci i fratelli Turco, soci di minoranza (da una decina d’anni in guerra con i soci di maggioranza, la famiglia Ronca) potrebbero esprimere la volontà di prendere il controllo dell’azienda con l’appoggio di una cordata di imprenditori veneti.


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