Arabia Saudita, operazione a tappeto del principe contro l’illegalità

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L’erede al trono saudita, il principe Mohamed bin Salman ha operato un giro di vite in Arabia Saudita contro l’illegalità. La nuova commissione anti-corruzione saudita, istituita da lui ha arrestato 11 principi, membri della sterminata famiglia reale, quattro ministri in carica e decine di ex ministri.

Arresti domiciliari per i principi

La maggior parte dei big è stata messa agli arresti domiciliari al l’hotel Ritz di Ryad; la polizia ha chiuso tutti gli aeroporti privati della capitale per impedire fughe su jet privati. L’ordinanza regale spiega che il comitato è stato creato «a causa delle tendenza di alcune persone all’abuso, mettendo il loro interesse personale al di sopra di quello pubblico, e distraendo fondi pubblici».

La politica in Arabia Saudita è in fermento: epurazioni, incidenti aerei, missili intercettati dallo Yemen, e un braccio di ferro continuo con l’Iran sono soltanto il volto pubblico di manovre di palazzo che raccontano ben altro. Il perché di tutto questo può essere ricondotto alla ‘violazione della tradizione’ in merito alla successione del potere.

Chi è il principe Mohamed bin Salman

Il 32enne erede al trono è considerato di fatto il reggente dell’Arabia Saudita, perché controlla le leve del potere dalla Difesa all’Economia grazie al piano «Vision 2030», che punta a diversificare l’economia del regno, in gran parte dipendente dalle esportazioni di petrolio.

A settembre scorso la commissione aveva arrestato una ventina di persone, inclusi influenti religiosi del clero wahabita (l’interpretazione più rigorosa e intransigente dell’Islam sunnita) contrari alla politica estera del principe che il 5 giugno ha dato il via alla rottura delle relazioni con il Qatar, alla privatizzazione del 5 per cento del colosso petrolifero Aramco (la compagnia petrolifera statale del regno) e al taglio dei sussidi da parte del governo centrale.

Mohammed bin Salman è stato nominato il 21 giugno 2017 principe ereditario, quando ha cominciato la sua ascesa ha assunto il comando della Difesa. Potere detenuto dal padre.

Gli altri contendenti al trono

Resta il nodo sugli altri due contendenti, le altre due famiglie: il ministro dell’Interno Mohammed bin Nayef, che ha rinunciato alla successione lasciando gli incarichi a suo figlio, e la Guardia Nazionale, di fatto un controllo militare, guidata da Mutaib bin Abdullah, che però, a differenza di Nayef, si è rifiutato di mettersi da parte.

Dunque, per questo è stato arrestato con l’accusa di corruzione. Con lui , sono finiti in manette numerosi principi e ministri del governo saudita, fra cui personalità scettiche nei confronti di Mohammed bin.

Per loro, le autorità prevedono il congelamento dei conti e l’immediata restituzione delle somme di denaro, ove verificato il reato di corruzione. Gli importi saranno restituiti al tesoro generale dell’Arabia Saudita.

Con i contendenti che dovranno rispondere di corruzione, Mohammed bin Salman sembra avere la strada spianata. In realtà, il trentaduenne dovrà affrontare il Consiglio di Fedeltà, l’organo composto da 28 altissimi principi, discendenti diretti di Abd al-Aziz, l’emiro saudita considerato il fondatore del primo Stato Saudita e della Dinastia Saudita, che avrà l’ultima parola sull’erede al trono.


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